Io adoro le minoranze e anche Erasmo da Rotterdam, sebbene c’entrino pochino luncollaltro. (E non dite che non si scrive così, perché suona benissimo). Adoro le minoranze perché in esse sopravvive l’autenticità che nelle maggioranze si perde, e perché le maggioranze confortate dalla superiorità numerica non ricercano niente se non nei punti di comune guadagno. Che non sarebbe neppure una cosa sbagliata, se non fosse che in realtà è una declinazione dell’egoismo più indaco. Perché sappiatelo, l’egoismo è proprio indaco. Nel senso che esiste ma è un colore che esiste senza essere considerato. E adoro quando Erasmo parla di “accettare gli scarti del sentire comune”. E ha scritto un’opera il cui solo nome mi emoziona. Elogio della Follia. Comunque.
Penso al vecchio Sartori, che definiva la democrazia “un sistema etico-politico nel quale l’influenza della maggioranza è affidata al potere di minoranze concorrenti che l’assicurano”.
(E può mettere tristezza vedere un certo governo, anche se forse fa più tristezza non vedere un’opposizione che abbia qualcosa per cui opporsi. E perdonatemi se io c’avevo creduto. Ci sarebbe da approfondire, ma non sono il tipo adatto per gli approfondimenti scritti).
I primi e quelli che credono di esserlo devono ringraziare le minoranze, perché senza di loro non avrebbero di che esultare. Nelle gare c’è qualcuno che arriva primo solo perché qualcuno invece è secondo.
(e ci sarà sempre un po’ di travaso: chi non vuole essere minoranza, e sogna la cravatta del manager e tenta di salire e salire. E magari ce la fa. E chi invece si gira intorno nel proprio ufficio e le scarpe nuove cigolano su un parquet che fa risuonare un senso di solitudine che i molti sorrisi e le molte strette di mano e le molte email e le molte telefonate non avevano mai amplificato. E quindi decide di non essere maggioranza, e va dall’altra parte.)
(Chi non vuole più essere minoranza non sempre però ha la possibilità di uscire dalla propria condizione. Per generazioni e generazioni in minoranza, e nessuno che, di quella famiglia, è riuscito a riscattarsi. Mancanza di soldi, un regno sbagliato, una malattia, un’altra guerra. Perché in realtà, sono solo pochi ad essere volontariamente minoranza.)
Ed è da qui, forse, che nascono forme di violenza diffusa: lo stupro, il furto, lo scippo in villa. I primi classificati mettono in mostra quello che hanno, e i secondi lo vogliono acchiappare.
(non è un giustificare eh)(non ne faccio una questione di legge, di disagio o di politica, ma di cuore)
E così, mi veniva da pensare: chi sceglie di essere minoranza volontariamente, quindi, è uno che ha scelto deliberatamente di perdere. Un folle. Che ha capito che non c’era proprio niente da vincere.
(come la tifoseria della Juventus e quella della Fidelis Andria. Per intendersi. Ma già lo sapevate, che io tifo per gli altri. Chiunque siano gli altri.)
Basta qui.
Che tua madre si domanda com’è possibile che sia successo questo, ma questo personaggio è vero o inventato, ma non fumerai mica così tanto come il protagonista, ma quella ragazza di cui parli è una vera o no? Ma esiste? Dai, me lo dici?
Ma mamma, quando leggi Montalbano mica vai da Camilleri a chiedergli se quella tizia descritta per caso ha qualcosa a che vedere con sua suocera.
Byebye
Troverò pure un modo per smettere di ascoltare il disco nuovo, cavolo.
L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, anche se ho sempre pensato, dal piano Marshall in poi, che sia fondata sul consumo. Che non sia fondata sul lavoro, perché se i ragazzi sono parcheggiati quinquenni e lustri eccetera
ci sta pure che divento triste e sto male, dopo una giornata così luminosa. Devo dormire e non pensarci. Sono felice, se penso alla sconfitta in coppa Uefa soffro. Ah, maledizione. Già ci sto male. Ah già! È scattata la mezzanotte, è il due maggio: m’importa un po’ dei lavoratori, sta uscendo, in questo momento, il disco nuovo degli Afterhours. Ho una spesa da fare.
---fine---
(primissimariamente vorrei dire che in realtà la cosa della primavera e dell’oralegale ci avevano un po’ fregato, perché è arrivata una pioggia brutta ma brutta brutta. Però, e questo è un gran trucco, uno se la può fare da solo la primavera. Prendi tante componenti, e le incastri: un vaso con i fiori, una maglietta gialla, delle risate senza senso, una bella canzone, un gelato al kiwi. E alla fine, nonostante la pioggia, le cose non vanno così male)
Il biglietto indica “inizio spettacolo ore 21.30”. Tutti sappiamo che prima delle 22e15 nessuno salirà sul palco. Ma alle 21.30, ben consci del naturale e programmato ritardo, dobbiamo iniziare a preoccuparci, a dire quando arrivano quando arrivano, fuori fuori, e cose così. Fa parte del rito. Ci si lamenta: qui dentro non si può fumare, che palle. Oppure: che palle, qui dentro non si potrebbe fumare ma fumano tutti. Tanto per dire qualcosa.
Se il cantante dice forza Inter applaudite, anche se tifate per la Fiorentina o per l’Atletico Van Goof. 





