E così lo zaino è nuovamente pronto, con l’essenziale. Nuovamente si parte perché non si potrebbe fare altrimenti. Sono diretto verso la culla del mondo, dove la moschea e la sinagoga e la chiesa sono una accanto all’altra, dove i muri dividono ancora in due le città, dove la verità fa di tutto per sfuggirti di mano (e quando con la testa non arrivi, è bene andare col cuore: io sto con gli ultimi). In Israele, o in Palestina, oppure, per non fare dispiacere a nessuno, in Terra Santa: dove è Tre Volte Abramo. A capire quanto sia giusto sbilanciarsi, quanto la verità stia nel mezzo, o quanto la verità sia di parte.
Le nonne possono continuare a piangere per le presunte bombe che mi uccideranno: questo è stato un mese relativamente tranquillo, e nonostante tutto, tre attentati e scontri abbastanza violenti solo in Jerusalem.
Ma se non si è un po’ sconsiderati resteremo sempre fermi. La partenza è una questione di stomaco, certe volte.
E spostare i piedi sul cemento polveroso che un tempo fu la via dei viaggiatori, che non temevano presidi militari, check point, rastrellamenti o autobombe: andavano perché erano nomadi, e si lasciavano andare dove Bellezza e Verità li chiamava. E adesso non è cambiato niente: basta fare l’inverso di una bomba, fare silenzio, e ascoltare il respiro del mondo.
E in un certo senso (in pochi possono capire) questa partenza è piuttosto definitiva.
-Buona Strada-








