(Arrivo allora al parco dove la rugiada acida ha bagnato tutte le panchine verdi da poco riverniciate, come a nuova vita riportate dopo le incrinature nello smalto per il sole d’agosto.
Apro il giornale, e mi siedo su una delle tante panchine vuote. Mi sento bene e quasi vivo, in un gesto così semplice e d’altri tempi.
Un vecchieto mi nota, e sbattendosene delle panchine libere, si siede accanto a me.)
“beato te che sei giovane”
“ ‘giorno”
“ciao giovanotto”
“sì.”
“beato te che sei giovane”
“beh, sì. Ma anche lei, boh, mica sta così male. Voglio dire, mica è così vecchio. È in forma”
“IO???”
“sì”
“oh figliolo, io son del ’26. C’ho ottantadue anni”
“li porta bene”
“beato te che non hai fatto la guerra”
“sì”
“s’era io e il Parri, sai, Guido, quello che prima c’aveva la macelleria, e s’era in fanteria prima, e poi, dopo, s’era con la brigata, e il Parri ne prese anche due, alla testa, dei tedeschi, io invece lo vedi che braccio c’ho, mica sparavo, che m’ero ferito, sicchè facevo la vedetta, c’era un freddo sempre, io, beato te, non c’era mica il riscaldamento eh, però alla fine si vinse la guerra, anche se la mia amorosa se l’era portata via un caporale, quel bastardo”
“mi dispiace”
“eh, ma te che ne sai di queste cose”
“ho studiato”
“ma non c’era mica scritto del Parri sul libro”
“no, mi sa di no”
“vedi, tutti uguali sono”
“boh, forse ho letto male, magari diceva qualcosina…”
“tutti uguali. Sempre agli eserciti e mai a Guido Parri, sempre alle banche e mai a me che fo la fila alla posta, sempre alla politica e mai a me che c’avevo la tessera del PSI e ora non c’è nemmeno più il PSI”
“mi dispiace”
"e l'ho sempre detto io, anche col Parri, si diceva sempre, né dei Russi né degli Americani ci si deve fidare, ché anche gli Americani non sono come te lo dicono alla televisione, io uno l'ho conosciuto e non faceva che bere, mica son come te li raccontano, sempre felici, io l'ho visto uno. E però io m'era preso il dubbio, a me, che Craxi faceva gli affari, l'avevo capito, e avevo smesso anche di dargli il voto, infatti"
"aveva visto bene, in effetti"
“ma io mi domando, giovanotto, ma se si muore, gliene frega nulla a nessuno?”
“penso di sì”
“a chi?”
“almeno ai nostri cari”
“tutti morti, a parte quel bucorotto del mio cognato, speriamo schianti”
“già”
“non gliene frega nulla a nessuno”
“…”
“e mai uno che scriva sui libri di noialtri che si faceva la guerra”
(tira un po’ di vento, e il giornale che non sto leggendo si scompagina. Il vecchietto si alza, con calma e scricchiolii)
“io vo a casa, che se non mangio presto non digerisco, e c’ho da pigliare la pasticca, per la circolazione sai, e poi oggi alle tre c’ho le analisi, per la pressione, e da passare in farmacia, a prendere quelle per il cuore”
“beh. Buona giornata”
“certo eh.”
“sì”
“alla fine dei giochi, nonostante tutto, guarda cosa non si fa per non schiantare”
(Ride e scatarra, si gira, e scrive la storia, sua e del Parri, sull’ennesima panchina del parco, un’altra ricetta del dottore, il solito volto di farmacista e ancora un ‘fanculo all’autunno, che fa entrare l’umido nelle ossa, speriamo arrivi un’altra primavera, l’ottantatreesima)
Perché ti avevano raccontato che per fare la rivoluzione serviva coscienza, la dovevi preparare insieme a tutti gli altri. Invece la storia e la prassi ti hanno dimostrato che parte dai pochi estendendosi, per difetto di contenuti, alla massa. Ta-tà, parte l’entusiasmo, il coinvolgimento, l’esplosione. Siamo tutti lì, lottiamo una mezz’ora, nelle barricate, convinti di cambiare il mondo, e poi puff. Finita. Eri partito con le buone intenzioni, la voglia di giustizia e cambiamento. Ma non avevi preparato il terreno per la semina, e ora il raccolto è morto, la terra sciupata. Restano i rimasugli delle tue eroiche gesta: un’altra massa di diversamente infelici e la sensazione che l’entusiasmo fosse troppo immaturo, e che a monte della tua azione, più che delle motivazioni, stesse la voglia di muoversi, in qualsiasi modo, ma la voglia di muoversi.







