In Marocco fa caldo, ma non umido. In Marocco si va tanto in bagno. In Marocco c'è il deserto con le dune e le stelle cadenti, che come direbbe un buon libro, ti dà l'infanzia delle cose. In Marocco ci sono le città imperiali, ma ci sono anche le spiagge, le montagne, le cascate, e il deserto. In Marocco tutti hanno la Fiat Uno. In Marocco le strade hanno tante corsie quante macchine, motorini, biciclette, asini possono entrarci (fino a 5-6 per ogni corsia circa). In Marocco si beve tanto té caldo, generalmente alla menta. In Marocco a sud ci sono i cammelli, e cavalcarli ti rovina un po' sotto. In Marocco ci sono i Muezzin e i Berberi e le Bertucce e gli Hamman e i Riad e i Tagine e tutte queste cose qua, bellissime, che a raccontarle saremmo troppo retorici, noiosi e TouringClub.
In Marocco poi tutti ti chiedono:

1 variante
"Espana?"
"No, Italiano"
"Di dove?"
"Firenze"
"Ah, Venezia!"

2 variante
"Espana?"
"No, Italiano"
"Di dove?"
"Firenze"
"Ah, ho un fratello a Como!"

3 variante
"Espana?"
"No, Italiano"
"Di dove?"
"Firenze"
"Ah, forza Juventus!"

4 variante
"Espana?"
"No, Italiano"
"Di dove?"
"Firenze"
"Ah, toscani: hoha hola hon la hannuccia horta"

5 variante
"Espana?"
"No, Italiano"
"Ah, tu Mafia Berlusconi Italiano Mafia!"


6 variante
"Italiani?"
"No, Bosnia"
"Ah"

Poi. Di tutte le letture annunciate sono fermo a tre. Però volevo davvero consigliare Come l'Insalata sotto la Neve, di Luca Gallo. E' un romanzo bello per molti motivi. Fa sorridere e commuovere, ed è tenero e crudo e sognante allo stesso tempo. Ti fa innamorare nuovamente delle cose.

Dante mi ha regalato una macchina da scrivere, con un foglio con su scritto una frase di Hemingway che dice "La gran cosa è resistere e fare il nostro lavoro e vedere e udire e capire, e scrivere quando si sa qualcosa; e non prima; e, porco cane, non troppo dopo"
e Dante mi ha detto "non è tanto perché tu la usi, quanto di buon auspicio".

Ed ogni volta che torni a casa, rientrando e guardando il letto, viene un po' su la nostalgia della strada.

Byebye

ionontremo88 @ 11:23 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
Prima di partire, segnalazioni varie.
Inauguro adesso la rubrica "Letture Estive", per un semplice motivo. Ieri ho svaligiato le librerie di Firenze, usando tutti i soldi che mi sarebbero serviti per andare in Marocco.
Alcuni titoli che segnalo sono:

Luca Gallo, Come l'insalata sotto la neve, Intermezzi Editore.

Alessio Arena, L'infanzia delle cose, Manni Editore.

Chuck Palhaniuk, Soffocare, Oscar Mondadori

F. S. Fitzgerald, Il Grande Gatsby, Mondadori

Poi vi farò sapere.
Ma per recuperare dagli arretrati che avevo imperdonabilmente lasciato indietro mi sono tuffato di testa nella lettura di Ammaniti, che poverino non mi aveva fatto mica niente di male, ma avevo proprio dimenticato. Un "Io No" di Lorenzo Licalzi, che mi è stato segnalato da un amico, e si vedrà. Un Truman Capote, un John Steinbeck e un Hemingway.

In Marocco, col fresco che c'è, non sarà facilissimo trovare momenti rilassanti per portare a termine queste letture. Ma si parte egualmente, con più pensieri al bagaglio a mano che a quello culturale.

(oh, ma t'immagini come sarebbe stare a leggere Hemingway qui?)

Ormai lo zaino è praticamente pronto, devo solo ribadire la scorta di imodium enterogermina integratori, sistemare un po' di documenti, trovare una bandana fighissima da tenere sulla testa come il buon Pantani, e poi affrontare i voli Ryan Air.

Quindi beh, un saluto a tutti.

Byebye...

p.s.
E intanto, in anteprima mondiale, vi annunzio che il titolo del mio romanzo sarà "Io volevo Ringo Starr".

Che c'è da ridere?




ionontremo88 @ 13:25 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
(Il mio amico tornò giù dal Canada, e quindi, oltre a non avere più lettori, non ho più lettori canadesi.)

Io poi mi domando chi ha deciso che il movimento degli studenti si chiama Onda, e mi domando se un giorno i miei tre figli (uh?) dovranno studiare sui libri qualcosa con un nome così. Ma tanto, lo sappiamo tutti, a studiare la seconda metà del novecento non ci si arriva mai, ché i prof si soffermanno su Giolitti e Salandra e Sonnino.
Magari però si studierà Obama. Dipende però da chi ci sarà a farlo studiare: metti che i nostri figli saranno sotto regime, chissà. Questi futuri prossimi pieni di interrogativi! Parleranno però di Berlusconi e del Berlusconismo. E i bambini staranno a studiare fino a tardi perchè proprio non riescono a capire alcune cose, come certe leggi, cosa c'entra la massoneria e la mafia, ecc. E quel giorno qualcuno di noi abiterà in "piazza Silvio Berlusconi, Imprenditore e Statista". In "Viale Andreotti". In "Largo Dell'Utri". Eccetera. Quel giorno la copertina del libro di storia sarà colorata e divertente, e in allegato ci sarà un mp3 in Gasparri che con le sue guancette morbide narrerà la favola italiana. Lo studio della matematica sarà bellissimo, perché i numeri non conteranno più niente. Io dico che in piazza siamo 1 milione, te dici che non c'era nessuno, che sarà istituito un fondo da 80miliardi di dollari, che saranno tagliati 1miliardo e mezzo alla ricerca, e che tutti i dati non sono veri, perché i numeri sono forniti dalla CGIL. E non è vero che ho tre televisioni, ché io televisioni non ne ho punte.
Ai miei figli racconteranno, tramite foto e schemi e sondaggi di Studio Aperto, che non c'è differenza tra comunità e società, e di conseguenza neanche tra individuo e massa, e perchè no, tra concetto e slogan. Vivranno in una scuola in cui Dante non si deve studiare, perché potrebbe dare un brutto esempio, con la sua eccessiva libertà d'opinione.
Ora mi fermo, che c'ho l'aereo che parte. Se parte.
Sono in ripartenza per Jerusalem, perché quello è un posto che non è come la Normandia o il Gargano o la Norvegia, che sono belli belle ma ci vai una volta e poi basta. Lì ci vai e ci ritorni, perchè la gravità aumenta, e hai voglia di quel deserto e di quelle sorgenti vive.
(Ché in testa avevi un gran bel macello, non scrivevi, non facevi più il punto della situazione, non riuscivi a vedere gli amici, non andavi a giocare a calcetto, non studiavi a modo, non leggevi molto, non riuscivi a formarti un'opinione politica. Basta, si va giù, e si tornerà qua con una speranza addosso disumana. Che non ci farete diventare malinconici mai più. Nemmeno a pensare alla storia contemporanea che ci racconteranno domani.)

Basterebbe - e ne son più che convinto - ripartire dagli ultimi.
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione, chi tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità.

(Inusuale, diranno i più accorti, andare a prendersi una boccata d'aria nel punto più caldo del globo.)
ionontremo88 @ 14:34 | commenti (10)(popup) | commenti (10)

Eri partito con le raccomandazioni del caso: e il caldo, e i furti, e i soldi, e l’alcol, e non fumare.
Rito obbligatorio prima di ogni partenza scomoda.
Le rotaie scorrevano molto più lisce di quanto l’animo non mostrasse, vuoi per le distanze accentuate e per sensi di lontananza che dopo tanto peregrinare ci sta pure si facessero sentire, vuoi per la difficoltà dei percorsi che, da bravi organizzatori, tu e gli altri, avevate programmato troppo alla leggera.
(e non so se c’avevi fatto caso, ma la Spagna è grossotta, insomma, bella larga, non è la Toscana, o l’Irlanda. Insomma. Ci vuole.)
Così ti eri trovato zaino in spalla girovagante per una non tua nazione, tra città arabeggianti, monumenti, cattedrali, piazze, ostelli e birre. E le scalate alle vette, tremila metri di beatitudine, e la giornata sull’oceano, e poi e poi.
Non ti riesce più fare i resoconti come un tempo: sarà che ormai hai capito che interessano più a te che scrivi, che non agli altri. Lo fai per ricordare, per memorizzare, per rendere vita a pietre passate per un attimo nel campo visivo. Ma servono a poco, spesso, certi resoconti. O ci fai un libro, o un racconto. Sennò insomma. C’è la guida del Touring club.
Però un dovere ce l’hai: dire qualcosa di invisibile che hai visto. Il resto si legge, si rivede, si racconta.
Hai capito che la cultura araba, questa estate, ti è un po’ entrata dentro, e che c’hai poco da tirartela perché sei europeo tutto d’un pezzo. Che la tolleranza non è prerogativa tua. Hai visto gli orizzonti dall’alto della Sierra Nevada. Dopo la salita: la vetta. Potresti citare i nomi delle montagne intorno (che non sai, e non hai mai saputo). E invece gridi: meraviglia! Stupore! Passerotto saltelli sulla roccia nuda a beccare il sole! A tremila metri! Foto nel vuoto!
Hai ancora quella vecchia sensazione strana, di cui sei felice, ma che ti spaventa: perché è toccato a te essere felice con poco? Perché te e i tuoi amici siete beati a parlare di minchiate politica sport metafisica musica?
Sarà che ormai avete addosso la certezza che siete destinati alla felicità, e che quindi siete responsabili di questo vantaggio: il resto, tutto il resto, quello non dato, va guadagnato. Compresa la birra in più, lo scazzo esagerato. Non ve lo volete far piovere dal cielo, ve lo concedete. Felici come dei bambini, a ridere e a pensare per vie mai viste.
(intrufolarsi ad un matrimonio spagnolo a Granada, comparendo in quasi tutte le foto, rovinando la coreografia perfetta di hollywoodiani vestiti, tu con la tua maglietta foulard ciabatta)
Hai incontrato personaggi: chi per cinque minuti, un ciao, per quale squadra tifi, ti piacciono gli after, qualcuno per tre sere è rimasto con noi, rimanendo un po’ nel cuore. Hai capito che senza pastasciutta si vive male. Maledetta Italia provinciale.
E poi tutte quelle cose che non dici e non hai voglia di dire, per il solito fottuto problema della copertura, dell’ermetismo venuto male, e per gli sguardi indiscreti che ti sorvegliano, come a voler sapere tutto di te, per accusarti di boriosità, pochezza, troppezza, per darti di idiota, di stronzo, di bravo, di bello. E tutto questo solo perché hanno letto. Quindi ti fermi, e lasci, casomai, a giudizio, solo le impressioni. Il nome di un posto abbastanza vasto (Spagna. In particolare Andalusia).
Poi basta, che domani ti aspettano dietro la scrivania boy.

(E dal viaggio sei tornato senza soldi. Cinquanta centesimi d’avanzo. Per stare precisi, s’intende.)

In viaggio hai letto due libri: Mattatoio n.5, Vonnegut. Consigliatissimo. Gli interessi in comune, Vanni Santoni, consigliatissimo.
(Il secondo è uno scrittore giovane, che vive vicino a te. Ed è pubblicato da Feltrinelli. Merita)
Tornato hai sentito la paura di aver dimenticato la Palestina. Così hai preso il libro del Patriarca di Gerusalemme, Voce che Grida dal Deserto. Consigliatissimo anche questo. Difficilmente si sentono uomini di fede con una forza del genere, con una radicalità e chiarezza simili.

E non si azzardino più a dirti che ultimamente stai diventando troppo chiaro nell’esposizione, per carità.

Byebye. Bahibek, habibti.

ionontremo88 @ 21:42 | commenti (10)(popup) | commenti (10)

A questo punto c’è solo una cosa da fare: raccontarlo.
Torni a casa e hai negli occhi i volti dei bambini che hai preso in collo, delle pietre vive che ti testimoniano il loro coraggio, di uomini di speranza, uomini di cultura, uomini di resistenza…persone normali che vivono in un terra che per troppe ragioni, veramente, è santa.
DSC02467La Palestina merita giustizia: il muro della vergogna mangia la loro terra, in nome della sicurezza sono violati i diritti di un popolo senza stato, dove le presunte autorità sono in realtà controllate a distanza da altri. C’è il rischio di sembrare anti-sionisti, anti-semiti, anti-israele. Potrò sembrarlo, ma non voglio rovinarmi nella moderatezza: ora sento di dover dire da che parte sta l’ingiustizia.
Un muro che divide in due uno stato da un altro territorio. Senza rispettare il confine, anzi, superandolo. Il muro serpenteggia tra le case bianche di Beth Lem, le circonda, le isola. Le colonie Israeliane vengono costruite nel territorio palestinese, su delle colline. Circondate da mura di protezione. Si allargano, si espandono. Per la sicurezza.
(quanto la politica della paura va di moda…quante cose si è in grado di fare per la sicurezza)
Poi si incontra la gente: Domani andrò a Gerusalemme sai? Vieni anche tu?
No, non posso. Non possiamo passare di là dal muro. Da anni è così. Servono permessi speciali, ricorrenze particolari, o permessi di lavoro, lunghe attese per i documenti, lunghe file ai check point. Dove si subisce l’umiliazione più grande: dover mostrare dei fogli con scritto chi siamo, il colore della nostra carta d’identità, della targa della macchina, dover passare dai metal detector, dover fare file, dover stare in silenzio per mantenere quello spiraglio di diritto che non è nient’altro che la possibilità di muoversi.
Tutto questo (e non l’inverso) ti porta addirittura a comprendere (esagero) le bombe. Che in fondo il terrorismo è sinonimo di disperazione, più che di odio calcolato, o di matematica violenza.
E si sarebbe nella terra di Gesù, dei Profeti, di Maometto.
E allora è ancora più forte la necessità di denunciare una politica di oppressione, saper fare autocritica, saper vedere la questione in tutta la sua completezza (compreso il mito di Arafat da smontare), e alla fine farsi i propri conti, tirare le fila.
Arrivi sotto quel muro, conosci quella realtà…e non hai dubbi. Devi stare dalla parte degli ultimi. Ne riparli fumando narghilè a casa, pensando ai grandi uomini che ti hanno guidato e alle persone che hai conosciuto. Che nonostante tutto sorridono. Profeti e santi del duemila, che però, rischiano di perdere la speranza.
E la speranza invece c’è, i germi ci sono, la pace non parte mai da una parte sola.
Quel muro crollerà in nome dell’umanità, del bene comune, e non delle fazioni e delle nazioni.
A Gerusalemme ci sarà pace, perché non ci sarà pace nel mondo se non ci sarà pace a Gerusalemme. E l’uomo del futuro o sarà uomo di pace, o non sarà.
E camminare all’alba nel deserto, e passare da quei luoghi che sembravano tappe di una favola biblica, ed invece esistono (e se li svuoti dei turisti che fanno foto e schiamazzi) e ti parlano.
E pensi che è da lì che tutto è partito, tanta della storia dell’umanità dipende da quel fazzoletto di terra. Gerusalemme è stata distrutta e ricostruita venticinque volte. Adesso Israele esulta per averla riunificata, portata tutta sotto il suo dominio, in culo alle sentenze e ai richiami della comunità mondiale, in culo alla voce dell’Onu. Gerusalemme è loro adesso: sicura, divisa dal resto. Noi di qua, loro di là. Anzi: loro di là, noi di qua, di là, dove vogliamo. I cartelloni appesi alla porta del muro da Israele ti fanno salire al rabbia: un ironico "Peace be with you" scritto in tante lingue. Compreso l'arabo, che però è coperto da un cumulo di attrezzi.
E quindi c’è da testimoniare, da informarsi e da informare. Da fare critiche ed autocritiche.
Non è inutile, è tutto ciò che in Palestina mi è stato chiesto. Questo è l’inizio.

muroCome sempre qui si ragiona per difetto: è uno spazio nato apposta. Ma ci sarà modo per esser più precisi, dopo che certe partenze definitive avranno smesso di sconvolgere, lasciando liberi dentro, per poter considerare, lucidamente, tutto quanto.

Perdonate stili, contenuti, tutto. Credetemi, non è facile.
E con questa stagione, con il mare e l’ombrellone e il caldo e le ferie, mi sento pure inattuale.
Byebye

(E come sempre, io che dovrei servire, ringrazio gli altri che hanno servito me)


ionontremo88 @ 15:39 | commenti (15)(popup) | commenti (15)

E così lo zaino è nuovamente pronto, con l’essenziale. Nuovamente si parte perché non si potrebbe fare altrimenti. Sono diretto verso la culla del mondo, dove la moschea e la sinagoga e la chiesa sono una accanto all’altra, dove i muri dividono ancora in due le città, dove la verità fa di tutto per sfuggirti di mano (e quando con la testa non arrivi, è bene andare col cuore: io sto con gli ultimi). In Israele, o in Palestina, oppure, per non fare dispiacere a nessuno, in Terra Santa: dove è Tre Volte Abramo. A capire quanto sia giusto sbilanciarsi, quanto la verità stia nel mezzo, o quanto la verità sia di parte.
Le nonne possono continuare a piangere per le presunte bombe che mi uccideranno: questo è stato un mese relativamente tranquillo, e nonostante tutto, tre attentati e scontri abbastanza violenti solo in Jerusalem.
Ma se non si è un po’ sconsiderati resteremo sempre fermi. La partenza è una questione di stomaco, certe volte.
E spostare i piedi sul cemento polveroso che un tempo fu la via dei viaggiatori, che non temevano presidi militari, check point, rastrellamenti o autobombe: andavano perché erano nomadi, e si lasciavano andare dove Bellezza e Verità li chiamava. E adesso non è cambiato niente: basta fare l’inverso di una bomba, fare silenzio, e ascoltare il respiro del mondo.
E in un certo senso (in pochi possono capire) questa partenza è piuttosto definitiva.

Byebye (e l’augurio più bello che due uomini si possano scambiare…)

-Buona Strada-

ionontremo88 @ 11:40 | commenti (11)(popup) | commenti (11)

(anzitutto occorre annunciare una caduta di stile, una certa mancanza di riguardo verso il lessico adoperato, una totale casualità dei pensieri, la perdita di ogni minima pretesa letteraria, e di conseguenza il tentativo di massimissima trasparenza)

Le scarpe non si arrendono e l’acqua scende giù (nonostante abbia addosso la mantella cerata) dai capelli giù per il volto, sulla fronte, si condensa sulla punta del naso, e poi continua a cadere fino a terra. E poi ripioverà.
Hai qualche chilo di zaino sulla schiena, un cielo di diverse tonnellate e te sotto a tutto, schiacciato sull’asfalto da tutto quello che c’è sopra.
Cammini ora su una via secondaria dove l’asfalto si è risparmiato e dove inizi a intravedere la solita vecchia verità: ciò che viene creato dall’uomo è troppo peggiore di quello che è stato creato prima che l’uomo fosse.
Ti piove addosso, e copri lo zaino con la cerata, così almeno quando arriverai al caldo avrai qualcosa di asciutto da mettere. Magari arrivato berrai qualcosa di fumante o ti darai una lavata a modo e troverai un bagno come si deve e toglierai gli scarponi per tornare alle care vecchie adidas, tanto basse e comode e larghe e rock, e fumerai una sigaretta con il corpo che si asciuga e prende la temperatura asciutta e penserai che godimenti del genere sono unici.
Ma non è la prospettiva del sollievo a dare pace. È la strada stessa che continua a fregare la ragione. Si pubblicizza ogni novità, si va verso il nuovo, verso il non conosciuto, cerchiamo l’incognita nei prodotti o nei locali. Poi ti trovi lì, zaino e pioggia in faccia, e ridi come un cretino beato perché in realtà sei già nella felicità, che la strada è la solita storia vecchia secoli, che si ripete nuova.
Ché non è chi si ostina a rimanere identico a se stesso o chi di netto lascia una forma per prenderne un’altra, ma chi cambia mutando piano e conservandosi in movimento, a durare nel tempo.
Né stasi perenne che surgela l’anima né rivoluzione estemporanea che si esaurisce dopo lo scoppio, ma resistenza cazzuta.

(Spesso le rivoluzioni dopo la cannonata si domandano la ragione della propria esistenza. Le rivoluzioni, a volte, sono la cosa più normale da farsi. Non mi piace l’ora, voglio il dopo. Ta-tà. Un minuto. Sono belle certe rivoluzioni.)
La resistenza va condotta con pazienza, va accompagnata. Non una chitarra puttana che fa un assolo e poi esce, ma un basso che ripete il giro sotto, da cinque minuti, sempre uguale, con dedizione e maturità, e poi non si prende neanche gli applausi. Il basso. E la resistenza.
Una rivoluzione la si fa anche con un cannone in un minuto. È un’altra cosa stare mesi a sorvegliare l’alba con carta e penna in mano. Ognuno con la sua arma. In silenzio. Le cannonate di un minuto. Carta e penna. Bomba-carta. Glorioso silenzio.

E te ne stai sempre lì sulla strada con quel cazzo di zaino che maledici ad un passo e benedici a quello dopo. Zaino di merda, mi dai il senso della gioia. Sono un cretino, ma non riesco a fare a meno di essere felice. Macchè poeta, sono uno stronzo. Uno stronzo felice. Hanno ragione è masochismo. Ma io non ci sto a crepare di comodità. Non c’è verso di capirci nulla, e questo è di una bellezza maestosa.
 

Era tanto che non riscrivevo, ho lasciato da parte racconti e pensieri ordinati. Sarà che per le cazzate sento di aver tanto tempo, mentre le piccole vibrazioni dei momenti rari di vera poesia sembrano scappare e scappare e scappare e allora stop, eccomi, ci sono, è così che mi viene di fare, capito, almeno io uso fare respiri così, strofa ritornello, assolo, strofa, ponte, ritornello. O anche diverso, ogni volta diverso. Cristo, lo so, sembrerò sempre troppo uguale e monotono. Ma la strada mi rovina. Menomale.
(si ride anche sotto la cerata col diluvio a sei chilometri dal primo bar)
(si creano trame da interrompere, si accettano ordini da evadere sul più bello, si ricercano libertà assolute da assaggiare e da inquadrare poi nei limiti del possibile)

Buona Pasqua e buona Primavera.

ionontremo88 @ 22:08 | commenti (21)(popup) | commenti (21)

Tra le pietre di temple bar passeggiavo inquieto immerso in nubi di fumo denso di sigarette, scarichi e polveri e sogni interrotti e frantumati. Il mio compagno tossiva per via di una raucedine cronica portata avanti dagli anni e dalla vita obliqua sotto i cieli del mondo. Erano poche le donne che ci avevano avvicinati, meno che nei romanzi di strada e meno che nei racconti dei gitani cantastorie dell’est che scappati dalla mancanza di alternative raccontavano storie incredibili per convincersi che fossero le loro. Le donne ci scansavano come si scansa la vecchiaia, ma eravamo convinti che quando avrebbero dovuto fare i conti con rughe più profonde avrebbero cercato compagnia nei nostri occhi pieni di strade.

- cambioscena -

(il mio amico mi aveva seguito in viaggio per salvarsi. Aveva smesso di vaccinarsi contro la gioia nei cessi luridi delle stazioni dopo essere rimasto in vita per miracolo grazie ad un’ambulanza veloce, a dei medici svegli, e ad una predisposizione naturale per il vivere. Aveva smesso di bucarsi per molti motivi e non riusciva a capire quale fosse il più importante. Aveva iniziato per amore di una ragazza tossica e fragile e l’aveva amata per sineddoche fino a non riuscire più a distinguere se la dipendenza era dagli occhi tristi e vuoti di lei o dal vaccino contro la gioia che lo chiamava a sé come rimedio naturale per tutto quello che non aveva voglia di considerare)
Eravamo stanchi e gli zaini pieni ci segavano le spalle mentre le luci calavano senza riuscire a spegnersi e per una volta i barboni i giovani in cerca di estasi e i pellegrini erano la stessa cosa.

- cambioscena -

Qui tutto sommato il cielo si è aperto, e fa finta di fare primavera. Tra un po’ ci toglieremo i vestiti pesanti, che sono brutti, perché sono molto occupati a cercare di proteggerci, e metteremo vestiti più leggeri, che non avendo da preoccuparsi di nulla possono dedicarsi al solo essere belli

-cambioscena-

Aspettavo sospeso ulteriori sviluppi quando fui interrotto da un personaggio dall’aria discutibile che sperduto per le vie del centro chiedeva perplesso quale fosse la via. Non dico quanto fu il mio stupore nel sentir porre proprio questa domanda. “Non so se passando mi ha letto nel cuore, è la stessa questione a cui cercavo risposta aspettando sospeso ulteriori sviluppi”.
(“e in ogni caso” avrei aggiunto agli occhi del tizio “non sanno gli altri dove sta l’altrui via. Già provo un forte sgomento a chiedere in aria di raggiunger la mia”)
Ma avevo solo immaginato. A volte si forzano i pensieri, per sentirsi confermare le verità presunte.
Aspettavo sospeso ulteriori sviluppi.


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(sono stato da Feltrinelli ieri pomeriggio all’ora del tè. Lì si dovrebbe trovare Aidi, i libri interessanti, e cose così. E invece sono stato lì perché c’erano Travaglio e Peter Gomez. Tanta roba. Si esce con più confusione di prima. Cercavi una risposta? Un suggerimento elettorale? Niente, figliolo, noi ti diamo un pezzo di realtà, poi ti arrangi. Mica poco eh)

Non è venuto punto bello questo post, ma è venuto fuori bene, anche se non so se si sente. Vabè, mica c’è il voto. E chissà, sul serio, perché mi giustifico.

Buon sole a tutti, byebye

ps: ho vinto questo, assegnatomi da tamango

Premio D eci e lode
Grazie...mah?!
ionontremo88 @ 15:29 | commenti (21)(popup) | commenti (21)