A dieci anni avrei fatto il calciatore. Sarei stato Batistuta. Poi avrei fatto l'ingegnere elettronico, qualsiasi cosa avesse voluto dire. Ero bravo nelle scienze. Poi a quell'epoca (era circa al passaggio dagli 883 ai Nirvana) imparai a ridimensionarmi e dissi: sarò elettricista, questa è la mia strada.
Poi sono stato: allenatore professionista, rockstar, organizzatore d'eventi, fonico, tecnico del suono, politico. E poi: giornalista, scrittore.

I sogni li scombussoliamo da sempre. Per non farceli venire a noia, e perché senza i piedi per terra non si va da punte parti, signorino. Mica ci campi, di codeste robe.
Non vi preoccupate, lo so.
(Infatti da grande farò l'imbianchino. Perché, come ci dicevamo presi da strizzoni di figure retoriche, "se non si può mettere il nero sul bianco, almeno potremo fare il contrario".)

Non crederci neppure un po' - quando mi venne in mente che da grande avrei scritto - sarebbe stata davvero una brutta cosa.
Volevo scrivere un libro perché - bisbigliavo - sentire le storie è bellissimo. Mi sembrava un bel servizio da fare agli altri. Alla corte di Bellezza e Verità.
Tra il tentativo e il risultato ci sta una voragine, ma prima o poi - passo passo - proverò a ridurre le distanze tra l'ambizione e la capacità. Tra una prosa e l'altra.
Io Volevo Ringo Starr alla fine è uscito, e quasi ancora non ci credo.

Questa volta, tra i soliti autoridimensionamenti, mi sento pure felice.

Qua c'è tutto. Per chi fosse interessato al libro, il modo più facile per averlo è andare qui, almeno per adesso.

danip
ionontremo88 @ 17:40 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
Prima di partire, segnalazioni varie.
Inauguro adesso la rubrica "Letture Estive", per un semplice motivo. Ieri ho svaligiato le librerie di Firenze, usando tutti i soldi che mi sarebbero serviti per andare in Marocco.
Alcuni titoli che segnalo sono:

Luca Gallo, Come l'insalata sotto la neve, Intermezzi Editore.

Alessio Arena, L'infanzia delle cose, Manni Editore.

Chuck Palhaniuk, Soffocare, Oscar Mondadori

F. S. Fitzgerald, Il Grande Gatsby, Mondadori

Poi vi farò sapere.
Ma per recuperare dagli arretrati che avevo imperdonabilmente lasciato indietro mi sono tuffato di testa nella lettura di Ammaniti, che poverino non mi aveva fatto mica niente di male, ma avevo proprio dimenticato. Un "Io No" di Lorenzo Licalzi, che mi è stato segnalato da un amico, e si vedrà. Un Truman Capote, un John Steinbeck e un Hemingway.

In Marocco, col fresco che c'è, non sarà facilissimo trovare momenti rilassanti per portare a termine queste letture. Ma si parte egualmente, con più pensieri al bagaglio a mano che a quello culturale.

(oh, ma t'immagini come sarebbe stare a leggere Hemingway qui?)

Ormai lo zaino è praticamente pronto, devo solo ribadire la scorta di imodium enterogermina integratori, sistemare un po' di documenti, trovare una bandana fighissima da tenere sulla testa come il buon Pantani, e poi affrontare i voli Ryan Air.

Quindi beh, un saluto a tutti.

Byebye...

p.s.
E intanto, in anteprima mondiale, vi annunzio che il titolo del mio romanzo sarà "Io volevo Ringo Starr".

Che c'è da ridere?




ionontremo88 @ 13:25 | commenti (7)(popup) | commenti (7)

L’agave è una pianta grassa che quando è piccola metteresti sul terrazzo: perché può parere carina, e perché non ha bisogno di nulla. Così le dai una spruzzatina di acqua ogni chissà quanti mesi, e quella vive. Si accontenta di poco. È fatta di tante foglie grasse e larghe, con delle piccole spine laterali. Assomiglia, in un certo senso, alle foglie dell’ananas. Per essere una pianta grassa è piuttosto in gamba: buca poco, e non è brutta. Il massimo che si possa chiederle.

L’agave cresce. Sempre uguale nella forma, ma cresce. Con gli anni si allarga in larghezza e in altezza, e può arrivare ad essere grande qualche metro. Poi ad un certo punto, dopo una quindicina d’anni magari, dovrà morire. E si prepara a consegnare alla morte una goccia di splendore.

Dal centro della radice cresce un grosso stelo, che si alza in alto per qualche metro. E in alto, su questo stelo, stanno pochi petali-ciuffetti verdi-rametti. Pare quasi buffo. Come una palma rigirata, con le foglie in basso e il tronco che va su spelacchiato. Ma se lo guardi bene, ha un che di geniale, quel pezzettino di natura lì.

Non si è qui a pensare tanto alla morte, quanto piuttosto a tutte le fini. Quella dell’anno, che non ci interessa per i soliti nostri arcinoti motivi. Che la meta è il cammino che si fa per raggiungerla, e che quindi arrivare alla fine in un modo o in un altro è molto diverso. La fine di una guerra che dura da sessant'anni e che non arriverà entro breve, perché tutti quelli che vogliono la pace non contano niente, mentre tutti quelli che contano qualcosa, non ci tengono troppo. La fine di un libro, che aspetti e rincorri, e che proprio all’ultima pagina vorresti evitare, per andare ancora avanti ed esorcizzare i limiti che gli autori hanno scelto. La fine della canzone, quando maestoso più di ogni nota, si impossessa di tutto il silenzio. La fine di un bacio dopo un ritorno, che mette sottovuoto ogni sorta di malinconia.

La fine di un pensiero, che avevi srotolato e portato fino a chissà che limite, snodandolo e annodandolo a concetti estranei o affini solo per vederlo lì, disteso e chiaro.

 

Quiggiù sta la penultima bozza del mio primo libro finito. Ho messo la penultima e non l’ultima, perché se dico ultima ci si aspetta una cosa ben fatta, a dir penultima invece si è legittimati ad attendere un miglioramento e certe cose meno belle appaion smussate dalla loro incompiutezza.  In realtà è finito, e mi do le scuse.

Siccome si parlava di fine, di fini, di limiti ultimi, ho scoperto quest’anno che si prova a prendere una storia e a lavorarci fino a scollinare. La storia non è bella, perché è troppo ordinaria, e raccontata in maniera troppo idiota, e i messaggi che passano sono banalizzati e di originale, in definitiva, c’è rimasta la pretesa. In ogni caso, lei qui c’è, perché il lettore da senso a colui che scrive, e parenti e amici già hanno dato, si sa mai, che qualcuno, abbia voglia di sbirciare.

 

(per aprirlo basta cliccarci, per salvarlo c'è da aprire e poi salvare direttamente dal pdf)

"Storia in Miminore" (al momento non disponibile)

Finirà anche il blog, un po’ per fatica, un po’ per comodità. Mi preparerò, senza fretta, a dire le ultime cose. Diciamo che le parole si vogliono prendere ancora con calma la loro rivincita sul non detto.

 

Byebye, 2008.

 

E Benvenuta, ultima unità del primo decennio! Che il favore del cielo sia con te!


E poi mille mila sfide ancora per vivere con serenità e inseguire sogni con una certa violenza, una certa resistenza, e una certa poesia.
ionontremo88 @ 12:49 | commenti (11)(popup) | commenti (11)

Eri partito con le raccomandazioni del caso: e il caldo, e i furti, e i soldi, e l’alcol, e non fumare.
Rito obbligatorio prima di ogni partenza scomoda.
Le rotaie scorrevano molto più lisce di quanto l’animo non mostrasse, vuoi per le distanze accentuate e per sensi di lontananza che dopo tanto peregrinare ci sta pure si facessero sentire, vuoi per la difficoltà dei percorsi che, da bravi organizzatori, tu e gli altri, avevate programmato troppo alla leggera.
(e non so se c’avevi fatto caso, ma la Spagna è grossotta, insomma, bella larga, non è la Toscana, o l’Irlanda. Insomma. Ci vuole.)
Così ti eri trovato zaino in spalla girovagante per una non tua nazione, tra città arabeggianti, monumenti, cattedrali, piazze, ostelli e birre. E le scalate alle vette, tremila metri di beatitudine, e la giornata sull’oceano, e poi e poi.
Non ti riesce più fare i resoconti come un tempo: sarà che ormai hai capito che interessano più a te che scrivi, che non agli altri. Lo fai per ricordare, per memorizzare, per rendere vita a pietre passate per un attimo nel campo visivo. Ma servono a poco, spesso, certi resoconti. O ci fai un libro, o un racconto. Sennò insomma. C’è la guida del Touring club.
Però un dovere ce l’hai: dire qualcosa di invisibile che hai visto. Il resto si legge, si rivede, si racconta.
Hai capito che la cultura araba, questa estate, ti è un po’ entrata dentro, e che c’hai poco da tirartela perché sei europeo tutto d’un pezzo. Che la tolleranza non è prerogativa tua. Hai visto gli orizzonti dall’alto della Sierra Nevada. Dopo la salita: la vetta. Potresti citare i nomi delle montagne intorno (che non sai, e non hai mai saputo). E invece gridi: meraviglia! Stupore! Passerotto saltelli sulla roccia nuda a beccare il sole! A tremila metri! Foto nel vuoto!
Hai ancora quella vecchia sensazione strana, di cui sei felice, ma che ti spaventa: perché è toccato a te essere felice con poco? Perché te e i tuoi amici siete beati a parlare di minchiate politica sport metafisica musica?
Sarà che ormai avete addosso la certezza che siete destinati alla felicità, e che quindi siete responsabili di questo vantaggio: il resto, tutto il resto, quello non dato, va guadagnato. Compresa la birra in più, lo scazzo esagerato. Non ve lo volete far piovere dal cielo, ve lo concedete. Felici come dei bambini, a ridere e a pensare per vie mai viste.
(intrufolarsi ad un matrimonio spagnolo a Granada, comparendo in quasi tutte le foto, rovinando la coreografia perfetta di hollywoodiani vestiti, tu con la tua maglietta foulard ciabatta)
Hai incontrato personaggi: chi per cinque minuti, un ciao, per quale squadra tifi, ti piacciono gli after, qualcuno per tre sere è rimasto con noi, rimanendo un po’ nel cuore. Hai capito che senza pastasciutta si vive male. Maledetta Italia provinciale.
E poi tutte quelle cose che non dici e non hai voglia di dire, per il solito fottuto problema della copertura, dell’ermetismo venuto male, e per gli sguardi indiscreti che ti sorvegliano, come a voler sapere tutto di te, per accusarti di boriosità, pochezza, troppezza, per darti di idiota, di stronzo, di bravo, di bello. E tutto questo solo perché hanno letto. Quindi ti fermi, e lasci, casomai, a giudizio, solo le impressioni. Il nome di un posto abbastanza vasto (Spagna. In particolare Andalusia).
Poi basta, che domani ti aspettano dietro la scrivania boy.

(E dal viaggio sei tornato senza soldi. Cinquanta centesimi d’avanzo. Per stare precisi, s’intende.)

In viaggio hai letto due libri: Mattatoio n.5, Vonnegut. Consigliatissimo. Gli interessi in comune, Vanni Santoni, consigliatissimo.
(Il secondo è uno scrittore giovane, che vive vicino a te. Ed è pubblicato da Feltrinelli. Merita)
Tornato hai sentito la paura di aver dimenticato la Palestina. Così hai preso il libro del Patriarca di Gerusalemme, Voce che Grida dal Deserto. Consigliatissimo anche questo. Difficilmente si sentono uomini di fede con una forza del genere, con una radicalità e chiarezza simili.

E non si azzardino più a dirti che ultimamente stai diventando troppo chiaro nell’esposizione, per carità.

Byebye. Bahibek, habibti.

ionontremo88 @ 21:42 | commenti (10)(popup) | commenti (10)

E così lo zaino è nuovamente pronto, con l’essenziale. Nuovamente si parte perché non si potrebbe fare altrimenti. Sono diretto verso la culla del mondo, dove la moschea e la sinagoga e la chiesa sono una accanto all’altra, dove i muri dividono ancora in due le città, dove la verità fa di tutto per sfuggirti di mano (e quando con la testa non arrivi, è bene andare col cuore: io sto con gli ultimi). In Israele, o in Palestina, oppure, per non fare dispiacere a nessuno, in Terra Santa: dove è Tre Volte Abramo. A capire quanto sia giusto sbilanciarsi, quanto la verità stia nel mezzo, o quanto la verità sia di parte.
Le nonne possono continuare a piangere per le presunte bombe che mi uccideranno: questo è stato un mese relativamente tranquillo, e nonostante tutto, tre attentati e scontri abbastanza violenti solo in Jerusalem.
Ma se non si è un po’ sconsiderati resteremo sempre fermi. La partenza è una questione di stomaco, certe volte.
E spostare i piedi sul cemento polveroso che un tempo fu la via dei viaggiatori, che non temevano presidi militari, check point, rastrellamenti o autobombe: andavano perché erano nomadi, e si lasciavano andare dove Bellezza e Verità li chiamava. E adesso non è cambiato niente: basta fare l’inverso di una bomba, fare silenzio, e ascoltare il respiro del mondo.
E in un certo senso (in pochi possono capire) questa partenza è piuttosto definitiva.

Byebye (e l’augurio più bello che due uomini si possano scambiare…)

-Buona Strada-

ionontremo88 @ 11:40 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
(Ché l'attualità ci sommerge e il caldo ci spreme, e si potrebbe restare nelle solite comode vie dove tutto è garantito, dove ti applaudono gli avverbi e l'ironia e le astuzie di chi gioca con le parole per il gusto di farlo, aspettando sorrisi. E invece, quando si sta troppo comodi, è bene iniziare a scomodarsi, che le poltrone sono prigioni, e niente - così pare - è più assurdo e rischioso di tentare la poesia.


al cadere alle sei della sera in collina l’orizzonte si apre
al rosso del vero perde posto
l’ombra che resta a far compagnia alle notti dei pazzi
che non sanno dormire
che al sospiro del giorno che cede un saluto alla notte
una luce degli occhi all’incanto un sorso di inchiostro
alle nubi e al sipario la Strada che stende un messaggio
al momento in cui solo la lacrima che bagna la terra
dà un frutto più grande del frutto che ragione può dare:
è solo illusione capire chi scrive dall’alto
la poesia che ogni uomo compone
e che all’alba di questo splendore
non importa del sole e riposa
la pretesa di entrare
come nota che dal petto risuona
la ragione del viaggio contempla
nell’andare continuo di nubi
il sorriso di Dio passare

E chiedendosi se è bello, o solo presuntuoso, o patetico, o con che diritto il giovin coglione rifugge a momenti dal certo per arrogarsi diritti - come quello del tentativo -, non si aspettano risposte, e non si aspettano sorrisi, ché se avessimo cercato quelli, sarebbe bastato restare dove eravamo, nella giustezza del non osare più. E invece si è più sovversivi così. Non perché sia giusto sovvertire qualcosa, ma perché sentiamo di doverlo fare. Che a non farlo, a volte, sarebbe come vivere meno. E ora invece ha rischiato, e tanto basta, chiusa parentesi)

Byebye
ionontremo88 @ 19:01 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
(e così, per sfuggire alla pesantezza di certe considerazioni variopinte di carattere socio-politico-economico-letterario-calcistico-eccetera, ci si ritrova a scriver le solite minchiate)

“Scusami, volevo farti una domanda importante”
“dimmi”
“Mi ami ancora?”
“sì”
“quanto?”
“3,18”
“uh?”
“…”
“ma scusa eh”
“sì”
“3,18 cosa?”
“3,18 udaq!”
“udaq?”
“UnitàDiAmoreQuantizzato. E’ un’unità di misura. Internazionale”
“accidenti”
“è utile, perché permette di capire senza margine di errore quanto bene intercorre tra due persone”
“figo”
“ci sono alcuni parametri che vanno sommati moltiplicati divisi e integrati, e alla fine viene fuori una cifra, espressa in udaq”
“accidenti bello”
“i parametri sono: accelerazione cardiaca, profondità di schiavitù emozionale, predisposizione a considerare tutto ciò che non va, regali mensili, cuori peluches per camera, lunghezza del pene/disponibilità della vagina, grado di sopportabilità dei parenti rispettivi, uniformità di capi vestiari, conformità di generi musicali, peso del portafogli espresso in chilogrammi, grado di rivalità delle rispettive squadre del cuore, altezza, peso, numero di scarpe, distanza espressa in metri tra le abitazioni (in caso i due non vivessero sotto lo stesso tetto)/distanza media espressa in metri tra i bordi delle superfici occupate nel sonno nel letto matrimoniale(in caso di matrimonio o altre varie forme di convivenza), titolo di studio, grado di apprezzamento dei prodotti Ikea, simpatie politiche espresse in litri di vomito”
“ganzo”
“ah, già, dimenticavo: tutto diviso per i giorni della sperimentata frequentazione”
“eh, beh, logico”
“già”
“e come hai fatto a scoprire di questa cosa?”
“su internet, mi sono informato un po’, e ho trovato il modo di fare questo piccolo test”
“non ti bastava la bellezza dello stare insieme?”
“sìsì, ma volevo la conferma scientifica”
“…”
“sensate esperienze e necessarie dimostrazioni, come diceva Galileo”
“mmm”
“pensa, ho provato anche a fare il test con i parametri di altre ragazze”
“perché scusa?”
“un po’ di sana curiosità scientifica!”
“mmm”
“comunque i risultati sono confortanti sotto diversi aspetti. Nessuna delle ragazze considerate ti ha superato. Quella che più si avvicina a te (la chiameremo X’), pensa, ha preso solo 2,92 udaq”
“menomale”
“credo di aver riscontrato una piccola falla nel meccanismo, o un errore di calcolo. La nonna ha totalizzato 24,34 udaq. Più di quanto intercorreva – spiegava il sito – tra Topolino e Minnie”
“e perché hai provato con tua nonna?”
“boh, così, curiosità scientifica…”
“comunque accidenti, sono stupita, nonna a parte, dell’affidabilità di questo metodo scientifico”
“già”
“pensa, adesso sai esattamente di volermi 3,18 udaq di bene. E’ una cosa precisa, non c’è scampo!”
“già”
“è inespugnabile”
“sì”
“la nostra felicità di coppia è ben calcolata e provata e dimostrata scientificamente”
“proprio così”
“la scienza, credo, ti ha annunciato che siamo uniti e stabili”
“già”
“ecco, bene. Sai perché ti ho chiesto se mi amavi ancora, e quanto?”
“perché?”
“perché ti lascio, ho un altro da due mesi”

---fine---
(la foto a sinistra dovrebbe rispecchiare tutto il senso dell'abbandono, della solitudine, della disperazione, del cuore infranto, e degli emo)

Poi avrei da annunciare che adesso comunque tutto è migliore, perché Billy, la mia nuova libreria Ikea, mi ha fatto scoprire la bellezza di quel mondo di origine svedese, che assomiglia così tanto, almeno nei cataloghi, al concetto più alto di felicità. Sembra che te la vendano a pezzettini da ricomporre, la felicità. E la cosa grandiosa è che funziona pure.
(Mi sentivo tipo Geppetto con Pinocchio, ma senza trucioli, nasi allungabili e altri riferimenti fallici. Ma lasciamo stare via)
Non parlerò mai più di politica (o almeno fino a che le contingenze non renderanno certe considerazioni inevitabili. Ma nel frattempo siate vigilanti!)
Byebye


ionontremo88 @ 15:53 | commenti (29)(popup) | commenti (29)

Scrivo giusto perchè è troppo che non lo faccio, e per dare spiegazioni.

Io quando arriva l’ora legale sono sempre molto felice. Perché c’è più sole, senza troppi giri di parole. E in ogni caso più luce. E diciamo che ho un periodo di scarsissima produttività lavorativo-scolastica, ma è pure un periodo in cui ho alcune cose da fare che mi prendono totalmente.
Quindi non so, magari scriverò ancora meno per un po', qui sul blog.
Ci sono altri motivi di essere felici: il disco speciale degli after che esce su XL, l’editoriale di Scalfari su Repubblica (che io mica lo adoro lui) (però oggi sì), le muse che siccome arriva il caldo si mettono in bikini e sono più suggestive, il campionato che si è riaperto, gli amici che salutano prima di partire e quelli che informano su ogni cambiamento climatico interiore e sullo scioglimento dei dubbi. Sarà che ho letto Despero, di Gianluca Morozzi, e devo ammettere che è un libro piuttosto definitivo, ed è uno di quei libri che io per me personalmente in modo assoluto non potevo non leggere. Un romanzo di rock, amore e strade. Scusa, Cristo, con un sottotitolo così.
Seguo con fare appassionato gli svarioni di tutti i partiti, e in nome della partecipazione politica sto ben attento a chi scegliere. Potrei dire: no, non vado, non voto, che palle, che schifo, sono dei sudici, non mi rappresentano. E invece mi metterò alla ricerca del meno peggio (scelta non facile), bilancerò sui piatti ciò che secondo me è da evitare, e mi farò coraggio e farò anche io la mia croce su un simbolo.

(Scrivo poesie che ad un certo punto dovrebbero spiccare il volo e la mia mano si muove e le porta verso la tensione e sono spinte in alto e sì stanno per decollare e io tac!, le spezzo e le fermo.)

E adesso c’è il sole e posso tenere la mia maglietta del jack daniel’s o quella vecchia e storica dei dream theater e stare in terrazza e salire in collina.
Sapeste come brilla ora, il posto più bello del mondo, dietro a quella collina. E ho tirato fuori il motorino, e viaggio con gli occhiali da sole e canto i Velvet Underground senza che nessuno se ne accorga, e direi che non c’è assolutamente nessun motivo per preoccuparsi della leggerezza.
Che tanto le questioni irrisolte e i pensieri e i problemi ci sono sempre tutti, tutti dentro, e li sistemo con calma via via. Ma non chiedetemi di stare male ora, che giuro giuro giuro, la faccenda funziona.
Diciamo che dopo un passato da cretino immatricolato, con tutte le scelte sbagliate di serie e l’idiozia common rail, una volta convertito e misurato e dedito nell’arte di amare, ho iniziato a prenderlo nel culo. È un tassello, questo, che incide un po’ sulla serenità. Ma sistemeremo anche questa, mi dico. Ce ne sarebbe un grande bisogno. Grandissimo. Issimissimo.
(sono andato troppo sul personale. Ma mi sono scoperto volentieri, via)

Byebye

(aperta parentesi)

ionontremo88 @ 14:00 | commenti (32)(popup) | commenti (32)