A dieci anni avrei fatto il calciatore. Sarei stato Batistuta. Poi avrei fatto l'ingegnere elettronico, qualsiasi cosa avesse voluto dire. Ero bravo nelle scienze. Poi a quell'epoca (era circa al passaggio dagli 883 ai Nirvana) imparai a ridimensionarmi e dissi: sarò elettricista, questa è la mia strada.
Poi sono stato: allenatore professionista, rockstar, organizzatore d'eventi, fonico, tecnico del suono, politico. E poi: giornalista, scrittore.

I sogni li scombussoliamo da sempre. Per non farceli venire a noia, e perché senza i piedi per terra non si va da punte parti, signorino. Mica ci campi, di codeste robe.
Non vi preoccupate, lo so.
(Infatti da grande farò l'imbianchino. Perché, come ci dicevamo presi da strizzoni di figure retoriche, "se non si può mettere il nero sul bianco, almeno potremo fare il contrario".)

Non crederci neppure un po' - quando mi venne in mente che da grande avrei scritto - sarebbe stata davvero una brutta cosa.
Volevo scrivere un libro perché - bisbigliavo - sentire le storie è bellissimo. Mi sembrava un bel servizio da fare agli altri. Alla corte di Bellezza e Verità.
Tra il tentativo e il risultato ci sta una voragine, ma prima o poi - passo passo - proverò a ridurre le distanze tra l'ambizione e la capacità. Tra una prosa e l'altra.
Io Volevo Ringo Starr alla fine è uscito, e quasi ancora non ci credo.

Questa volta, tra i soliti autoridimensionamenti, mi sento pure felice.

Qua c'è tutto. Per chi fosse interessato al libro, il modo più facile per averlo è andare qui, almeno per adesso.

danip
ionontremo88 @ 17:40 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
Attenzione attenzione, dopo la chiusura delle trasmissioni, mi riaffaccio nostalgico a dare qualche salutino.
Non tento tanto tentativi d'espressione, che già rimedio con altri canali, con mezze riviste, siti, e soprattutto con la fine della prima stesura del nuovo attesissimo romanzo.
La tecnica del procedere per tentativi non sarà la migliore, ma sicuramente quella che mi viene meglio. Una volta che mi son scoperto capace di arrivare in fondo, ci provo quasi gusto. Così in nemmeno dodici mesi ho finito di scrivere ben due romanzi (la cui qualità non deve interessarci). Questo significa che tra cinque anni potrei averne scritti dieci, o tra dieci anni addirittura venti.
Sicuramente alla fine ci sarà qualcosa di salvabile, e potrò dirmi soddisfatto.

Nel frattempo di tutto quel che ho, per così dire, prodotto, l'unica cosa reperibile è un articolo-saggio nato da un equivoco col caporedattore. E' reperibile, dato che nessunissimo ha voglia di spendere quattrini per comparsi la rivista intera, in formato .pdf, scaricabile dal sito del CoordinamentoRivisteItaliane di Cultura (che si chiama Cric). Che è una sigla che mi fa riderissimo.

Per il resto direi che vi auguro una buona primavera, anche se l'inverno, in ogni caso, non è stato male.
byebye!

Mi ha fatto piacere ricevere PVT da tanti di voi. Davvero, dico sul serio.


ionontremo88 @ 15:12 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
Così il Brancacci e il Vannucci e il Caldini andarono al sodo. Contattarono il Parini, loro collega di bevute e giornalista apprendista per il giornale del Borgo, letto da un Borghigiano su due, che si chiamava, secondo la logica della fantasia al potere, Il Borgo. Messo al corrente del progetto, al Parini fu riservato il compito di dar voce sulla stampa locale del fatto - non proprio irrilevante - che fonti attendibili confermavano imminente la prossima la fine del mondo, e come ultimo quel Natale lì. Ovviamente perché la cosa avesse più risalto, c’era bisogno di rendere il Borgo più isolato, e concentrato sul problema senza alcuna distrazione. Così i tre, aiutati da altri quattro-cinque compari volenterosi, stamparono volantini che furono poi distribuiti in tutte le case dei settemiladuecento abitanti del Borgo. I volantini spiegavano con fare autorevole che la Crisi avrebbe rovinato il pianeta irrimediabilmente, e che non c’era più così tanto tempo: si doveva fare tutto quello che sembrava giusto fare o che si era tenuto rinchiuso nel cassetto tipico.
E poi, visto che c’erano, e il loro amico Frangia faceva l’antennista per la Pay per View e si intendeva di queste cose, quella notte stessa andò in collina e oscurò il segnale di tutte le Tv. Prendeva solo TeleDiamanteMoliseShoppingTre, dove si vendevano tappeti. Il Casucci tagliò anche i cavi telefonici, e chi si vide si vide.
Pertanto si giunse ad una settimana dalla vigilia del Natale che Il Borgo titolava “Terra nel Caos: Scoop dal Borgo, la fine del mondo parte da qui”. Un editoriale del direttore Vanni Fossalto con toni sobri e con dimostrazione di stile faceva capire che non c’era proprio niente da fare, i segni erano equivocabili. E i segni inequivocabili erano riportati per tutto il giornale: non faceva più la televisione, eccetto TeleDiamanteMoliseShoppingTre. Il Parini con un articolo in terza pagina spiegava con indubbia ragionevolezza l’autenticità dei volantini e dei segni comparsi. Era da attribuirsi ad un gruppo di ricercatori Americani dell’Università del Colorado (che pur non esistendo ha un nome rassicurante). E poiché nessuno poteva chiamare nel resto del mondo per sapere come andavano le cose, il sindaco allertò i cittadini dall’allontanarsi dai confini del comune. Allora il Parini si offrì come inviato speciale, che coraggiosamente si sarebbe spinto fuori paese a vedere come andavano le cose. In realtà andò di nascosto a casa del Brancacci, dove tutti insieme si stavano vedendo il Ciclone. Ma l’indomani ritornò in redazione con un reportage sconvolgente. Il Borgo titolò: “l’inviato Parini rivela: fuori dal Borgo non c’è più niente. Reportage dal mondo che non esiste più”. Probabilmente, faceva sapere, erano rimasti gli unici abitanti del pianeta. La Crisi era stata brutta brutta, e gli analisti avevano sbagliato le previsioni. Tutto era perduto, e probabilmente, anche per il Borgo sarebbe rimasto poco tempo.

Unico neo in queste sobrie e realistiche dichiarazioni era il fatto che a TeleDiamanteMoliseShoppingTre continuava ad esserci il solito presentatore sudato a vendere tappetti, che era presumibilmente vivo. Non si erano udite chiamate in studio, quindi, o nessuno sentiva la necessità di acquisire un tappeto o tutti gli ipotetici telespettatori erano realmente morti. Ma lui no. (già su Il Borgo nella sezione “Cultura&Società” si parlava di questo Presentatore. L’UnicoUomoRimastoFuoriDalBorgo. Un’entità misteriosa e potentissima, un personaggio di culto da venerare e rispettare. Entrarvi in contatto era proibito, e i telefoni non funzionavano più proprio perché non dovevano esserci tramiti diretti tra l’uomo e la divinità)

Comunque.
Tutti gli abitanti del Borgo si riversarono nel borgo. Si discuteva su cosa fare, su come agire, se rassegnarsi. Qualcuno diceva che era meglio non fare niente, che tanto prima o poi smetterà di piovere. Alcuni erano scesi in piazza con delle maschere antigas, che non si sa mai. Qualcuno disse che era colpa di Bush. Uno fece notare che le galline non facevano più uova. Il sindaco disse che c’era da essere orgogliosi, visto che quelli del comune di Montaione erano già schiantati tutti e che quindi Borgo era uscito finalmente vittorioso da una storica rivalità. La Wanna di WannaSport&Accessori si lamentò che nessuno comprava tute da sci, sci, scarponi da sci, guanti, cappelli e accessori per gli sport invernali, visto che nessuno poteva andare sulla neve. Il sindaco la assunse come segretaria.
Il prete si riconobbe perplesso, perché San Giovanni l’Apocalisse la descriveva un tantino diversa.
Sorsero polemiche di ogni tipo, che si placarono solo quando un’ondata di sonno travolse tutta la cittadinanza, nel momento esatto in cui il Rossini, consigliere comunale di Rifondazione, prese la parola per pronunziare un’arringa contro il Capitale Tiranno, l’America, il Sindaco, il Caro Vita, il Lavoro Precario, l’uccisione delle foche, il Livorno in Serie B. Concluse facendo appello alla coscienza di classe. La folla si destò, e il capo dello schieramento avverso fece richiamo al buon senso dei cittadini, affinché non si facessero abbindolare dal populismo e continuassero a votare i candidati del proprio partito, che da sempre si erano distinti per il rigore morale. Il Sindaco placò gli animi, e colse l’occasione per rinnovare la propria candidatura, accompagnando la notizia con una tastata di culo alla Wanna. Molti applausi si levarono dalla folla. Al termine dei quali, una vocina di un bambino, credo fosse il Maltoni, figlio dell’ortolano, fece notare:
“sì, e ora però?”
 
Si fecero avanti il Brancacci, il Vannucci e il Caldini.
ionontremo88 @ 13:49 | commenti (6)(popup) | commenti (6)

E no che non era finito il tempo in cui vagavi per piazze e assemblee cercando di pacificare le tue ansie studentesche e politiche, convinto che il futuro di tutto dipendesse da te, traendo forza e coraggio e serenità dal tuo impegno e trovandoti però rassegnato e arreso di fronte ai tuoi limiti di tempo voglia testa e dai limiti della tua generazione!

Ma non son bravo io a fare spiegazioni o ad arringare folle. Come diceva Mosè, che era balbuziente e provò a dire a Dio che lui, proprio, non se la sentiva. Però, tutto sommato, era comunque Mosè. E guidò una notevole rivolta contro il faraone e liberò il popolo a prescindere dalla balbuzie.

(perché mi lancerò sempre in questi paragoni idioti)

A volte ci ho provato. Adesso basta. Mi vengono in mente proposte abbastanza stupide ultimamente, come andare a fare le manifestazioni con il grembiulino. Proposte per ridere. Quindi, diciamo, informo e basta.

L’UNIVERSITA’ PUBBLICA STA MORENDO

C’è, a questo link, più o meno tutto quello che c’è da sapere. Ora dovrei dire: vi prego leggete, è importante. Dire così non ha mai funzionato. Non obbligo nessuno.

(la verità vi farà liberi)

 

Oh! Inevitabile fine di un blogger! Che non trova tempo tra il dovere e altri piaceri di trovare le giuste parole da riversare nella rete!

La rete, fortunatamente, produce sempre un senso di abbondanza, mai di mancanza.

Così abbandono per un po’ le mie solite e fottute pretese di esclusività, mi rassegno, e sballo tutto, ritmi, tempi, temi: tutto quello che era necessario per tenere aggiornato uno spazio con i suoi lettori, in cui si pensava e rideva e anche altre cose così.

Non vuol dire che muoio, per carità. Però rassegno le dimissioni da blogger a tempo pieno. A dire il vero è diverso tempo che le dovevo dare. Se non interagisco troppo con voialtri splinderiani e bloggers generici, è perché non ci sono, e quando ci sono (peculiarità di certe gioventù) ho da scrivere e fare blabla per conto mio, e non ho così tanto tempo di affacciarmi sulle finestre delle opinioni altrui. Che Internet, in fondo, sarebbe tanto bello. Sarebbe lo strumento di comunicazione e veicolazione di messaggi migliore in circolazione. E lo è ancora, di fatto. Però boh, non so perché sono peggiorato così tanto. Ok, via. Mi impegnerò.

 

Oggi comunque è risaltato fuori con un paio di compari una storia sulla poeticità urbana, sul mischiare temi aulici a parole metropolitane. Eccone un paio:

 

-         in paradiso c’è la ZTL

-         mi hai rigato la felicità

 

Non faccio la parafrasi, mi sembrano chiare. È così, anche, che si resta vivi. E’ una testimonianza di resistenza spensierata.

Rileggo la seconda volta l’articolone di Bauman su Repubblica, che mi è piaciuto. Poi scrivo il racconto del secolo, e poi, tranquilli, vi faccio sapere.

 

Byebye

ionontremo88 @ 15:48 | commenti (8)(popup) | commenti (8)

I più illusi dalla spiaggia davano per certo un cambio di programma, un’inversione delle disposizioni divine in materia d’andamento naturale delle stagioni, ma i medesimi, sorpresi dalla burrasca, si sono dovuti ricredere.

(Pure le prime febbri ci si sono messe per convincerli)

E così, tutto bello deciso a sopravvivere con una certa dignità a questo nuovo settembre, mi lanciai nella sfida degli haiku. Ne scrivevo molti, un paio al dì, per trovare la giusta concentrazione e pace e buddhità. Tipo:


sospira brezza
al trasloco del cielo:
apro le porte


Ma questo era solo uno dei sistemi di sopravvivenza.

Altro metodo indiscutibile per trovare l’agognata serenità era pensare al nome del commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi.

Altra cosa lodevole è l’avvio del campionato di pallone, col Milan in forma splendida, e mezza Italia in attesa di vedere le prime magie di Ronaldinho, la promessa elettorale del premier di tutti gli Italiani ma soprattutto di quelli di San Siro.

(Poi si ascolta buona musica, si suonicchia pure, e si è stati al cinema a vedere quel grasso panda simpatico).

(Si leggono le poesie di Whitman, e non è cosa da poco, per giungere alla pace)

Mi sono adoperato in osservazioni e riflessioni sul genere umano a partire dal crollo di imperi finanziari e compagnie aeree e sono giunto alla conclusione che entro fine mese dovrò preparare un piano da proporre al sindaco della galassia per risollevare, più che la situazione, la mentalità e l’approccio a certe faccende.

( "Ero alla bancarotta, il governo era alla bancarotta, il mondo era alla bancarotta. Ma chi cazzo li aveva, i fottuti soldi?" C. Bukowski)

Poi ho ri-ri-sploverato Kierkegaard e ho brindato alla di lui memoria.

Ho scritto un maxi articolo sulla Palestina, e mi faranno sapere.

Ho fatto un sito web per la rivista-associazione in cui lavoro (anzi, servo) e credo sia la cosa meglio riuscita in vita mia dopo una rovesciata in una partita di calcetto in cui anche il custode del campo venne a complimentarsi.

Dopo aver letto Galassia Internet di Castells decisi di diventare, non appena avrei avuto le necessarie conoscenze, un hacker.

Ho fatto il fantacalcio, e mi sono distinto per l’acquisto di Papastathopoulos.

Mi promisi di riprendere un vecchio progetto letterario, per convincermi quantomeno di essere in grado di gestire progetti.

Mi augurai di sbagliare, nella vita, quanti più tempi verbali possibile.

Mi domando inoltre se: è più il male che ho fatto o il male che ho passato? Ho elaborato allora una teoria senza dati e senza prove secondo la quale in media si va sempre verso il pari in bilancio.

Questo dì poi al risveglio a cavallo del mio destriero mi recai verso l’aula universitaria, e nel primo gelo, al mio arrivo, appresi di aver perduto i testicoli.

Ho deciso che da oggi ripenserò con una certa serietà a cosa ho voglia di scrivere qui, a quanto sia il caso di essere idioti, a quanto sia giusto esser profondi da dentro l’idiozia, a quanto sia idiota voler parere troppo seri, e a quanto dalla poesia, per quanto ci si provi, non si possa del tutto sfuggire.

byebye

 

-ritornerò puntuale e interessante-

ionontremo88 @ 16:20 | commenti (12)(popup) | commenti (12)

A questo punto c’è solo una cosa da fare: raccontarlo.
Torni a casa e hai negli occhi i volti dei bambini che hai preso in collo, delle pietre vive che ti testimoniano il loro coraggio, di uomini di speranza, uomini di cultura, uomini di resistenza…persone normali che vivono in un terra che per troppe ragioni, veramente, è santa.
DSC02467La Palestina merita giustizia: il muro della vergogna mangia la loro terra, in nome della sicurezza sono violati i diritti di un popolo senza stato, dove le presunte autorità sono in realtà controllate a distanza da altri. C’è il rischio di sembrare anti-sionisti, anti-semiti, anti-israele. Potrò sembrarlo, ma non voglio rovinarmi nella moderatezza: ora sento di dover dire da che parte sta l’ingiustizia.
Un muro che divide in due uno stato da un altro territorio. Senza rispettare il confine, anzi, superandolo. Il muro serpenteggia tra le case bianche di Beth Lem, le circonda, le isola. Le colonie Israeliane vengono costruite nel territorio palestinese, su delle colline. Circondate da mura di protezione. Si allargano, si espandono. Per la sicurezza.
(quanto la politica della paura va di moda…quante cose si è in grado di fare per la sicurezza)
Poi si incontra la gente: Domani andrò a Gerusalemme sai? Vieni anche tu?
No, non posso. Non possiamo passare di là dal muro. Da anni è così. Servono permessi speciali, ricorrenze particolari, o permessi di lavoro, lunghe attese per i documenti, lunghe file ai check point. Dove si subisce l’umiliazione più grande: dover mostrare dei fogli con scritto chi siamo, il colore della nostra carta d’identità, della targa della macchina, dover passare dai metal detector, dover fare file, dover stare in silenzio per mantenere quello spiraglio di diritto che non è nient’altro che la possibilità di muoversi.
Tutto questo (e non l’inverso) ti porta addirittura a comprendere (esagero) le bombe. Che in fondo il terrorismo è sinonimo di disperazione, più che di odio calcolato, o di matematica violenza.
E si sarebbe nella terra di Gesù, dei Profeti, di Maometto.
E allora è ancora più forte la necessità di denunciare una politica di oppressione, saper fare autocritica, saper vedere la questione in tutta la sua completezza (compreso il mito di Arafat da smontare), e alla fine farsi i propri conti, tirare le fila.
Arrivi sotto quel muro, conosci quella realtà…e non hai dubbi. Devi stare dalla parte degli ultimi. Ne riparli fumando narghilè a casa, pensando ai grandi uomini che ti hanno guidato e alle persone che hai conosciuto. Che nonostante tutto sorridono. Profeti e santi del duemila, che però, rischiano di perdere la speranza.
E la speranza invece c’è, i germi ci sono, la pace non parte mai da una parte sola.
Quel muro crollerà in nome dell’umanità, del bene comune, e non delle fazioni e delle nazioni.
A Gerusalemme ci sarà pace, perché non ci sarà pace nel mondo se non ci sarà pace a Gerusalemme. E l’uomo del futuro o sarà uomo di pace, o non sarà.
E camminare all’alba nel deserto, e passare da quei luoghi che sembravano tappe di una favola biblica, ed invece esistono (e se li svuoti dei turisti che fanno foto e schiamazzi) e ti parlano.
E pensi che è da lì che tutto è partito, tanta della storia dell’umanità dipende da quel fazzoletto di terra. Gerusalemme è stata distrutta e ricostruita venticinque volte. Adesso Israele esulta per averla riunificata, portata tutta sotto il suo dominio, in culo alle sentenze e ai richiami della comunità mondiale, in culo alla voce dell’Onu. Gerusalemme è loro adesso: sicura, divisa dal resto. Noi di qua, loro di là. Anzi: loro di là, noi di qua, di là, dove vogliamo. I cartelloni appesi alla porta del muro da Israele ti fanno salire al rabbia: un ironico "Peace be with you" scritto in tante lingue. Compreso l'arabo, che però è coperto da un cumulo di attrezzi.
E quindi c’è da testimoniare, da informarsi e da informare. Da fare critiche ed autocritiche.
Non è inutile, è tutto ciò che in Palestina mi è stato chiesto. Questo è l’inizio.

muroCome sempre qui si ragiona per difetto: è uno spazio nato apposta. Ma ci sarà modo per esser più precisi, dopo che certe partenze definitive avranno smesso di sconvolgere, lasciando liberi dentro, per poter considerare, lucidamente, tutto quanto.

Perdonate stili, contenuti, tutto. Credetemi, non è facile.
E con questa stagione, con il mare e l’ombrellone e il caldo e le ferie, mi sento pure inattuale.
Byebye

(E come sempre, io che dovrei servire, ringrazio gli altri che hanno servito me)


ionontremo88 @ 15:39 | commenti (15)(popup) | commenti (15)

Mi venivano in mente vari slanci molto beat, versi scritti in biblioteca, in strada e in autobus come ode a non si sa cosa. Oppure un po’ di sana prosa musicale, da recitare con un po’ di jazz sporco dietro alle spalle e un bicchiere di martini e gli occhi arrossati dal fumo.
Mi venivano tutte queste belle cose in mente e nelle mani, però tutto sommato prima avevo da incazzarmi un po’: basta con questa moderatezza. E non fraintendiamoci: non dico che sono contro alla via di mezzo. Anzi, do un valore alla neutralità. Però basta con questo non volersi mai sbilanciare, il voler piacere a tutti, l’usare parole rotonde e mai spigolose. Un vocabolario ovattato per rispettare tutti e prenderli, allo stesso tempo, pel culo. Finendo poi, per il rischio di sembrare schierati da qualche parte, col vivere di frasi di circostanza. È vero…ma d’altronde…s’andrà avanti…che ci vuoi fare…

Basta con gioie discrete, dolori moderati, barzellette carine, bevande leggermente alcoliche, serate mediamente divertenti, amori tutto sommato sereni…Abbiamo inventato la NORMAlità, e ne abbiamo fatto legge. Chissà come è successo.
Ho paura che chi mi sta intorno, per stare nel mezzo, viva anche a mezzo. Ho paura, ma in fondo non ne sono sicuro. Il giudizio non è un attributo umano. Siamo troppo finiti per contenere tutte le varianti da valutare. Comunque: basta ombrosità e riflessioni aperte che tanto non ho intenzione di chiudere.

C’è da fare un governo, ma lo vogliono fare tecnico, scientifico, solo per la riforma elettorale, istituzionale (ma perché, gli altri non lo sono?). Insomma, un governo più triste del solito.

Io proponevo un governo che comprendesse:
ministero della poesia; ministero della creatività e della fantasia; ministero della condivisione di pensiero (detto anche ministero dei cazzi altrui); ministero per la tutela dei beni irrazionali; ministero per le questioni di cuore; ministero delle cuscinate e delle pistole ad acqua (al posto del ministero della guerra, che ora si chiama della difesa. Ma quel gran profeta di Orwell, ovviamente, già lo sapeva); ministero della melodia; ministero dei rapporti con le altre forme di vita; ministero della sera del dì di festa; ministero per la bellezza in senso lato; ministero della Verità.

Non ci ho pensato troppo però: c’è da valutare chi può fare cosa, chi il presidente del consiglio, chi alla camera, chi al senato. Insomma, ai ruoli c’ho pensato poco. Se avete proposte, o se vi volete proporre…
(ho bisogno a volte di staccarmi dal mondo dei giornali, dei fatti, degli scandali e degli schifi: questo è ormai divenuto il luogo del ritorno all’irrazionale)
Che si intende, se ne potrebbe fare anche una questione logico-filosofica, l’irrazionale è superiore al razionale. L’irrazionale lo contiene, il razionale. Ed è da lì (nella follia innocua, non nel voler sembrare pazzi o strani per guadagnarsi luce) che dall’essere finiti e conclusi... ci sconfiniamo.

E allora ti trovi in collina col cielo stellato e ti domandi perché sono qui, ti rendi conto che non hai risposta, ed è allora che godi come un pazzo, ti riconosci uomo, senti che hai tante buone ragioni per essere felice, alcune sfide grosse da vincere, ma tutto sommato sono momenti in cui tremi e ti viene la pelle d’oca perché pare che la vita ci tenga ad avvisarti: non puoi contenere tutto, tutto non ci sta: ma questo te lo puoi permettere: bellezza e verità.
(poi si ritorna bassi bassi e cazzoni e rock come al solito, a feste di improvvisazione musicale, poghi fiacchi, tante birre fresche e altrettante pisciate.)


Le solite novità, le nuove consuetudini.
Mica si ha la chiave per tutto, quaggiù. Un po’ per volta, che diamine.

Questa è la fine di un post – dopo la monotematicità degli scorsi – molto vario e vago. Ma giuro che se uno di questi giorni mi viene voglia, butto giù qualcosa di veramente beat.

Byebye

(piove ancora)
ionontremo88 @ 15:22 | commenti (28)(popup) | commenti (28)

(Un po’ come quando da piccoli si colgono le margherite, e si inizia a togliere petali, riservando all’ultimo istante la manifestazione dell’evidenza)
Cade, non cade.
Oggi doveva esserci Marco Travaglio alla Feltrinelli a Firenze a presentare Mani Sporche, il nuovo (monumentale) libro. E invece no, perché per evidenti motivi d’attualità AnnoZero inizierà prima, stasera, e lui doveva prepararsi. Mi avvio all’università, e ci trovo Peter Gomez. Non è uno scherzo.
Insomma: volevo andare ad un incontro con Travaglio e mi ritrovo, lo stesso giorno, faccia a faccia con Gomez. Che non sarà Marco Travaglio ma è pur sempre Peter Gomez. (DioMio della sintassi).
(una cosa: magari non tutti conoscono i personaggi suddetti, o li conoscono solo di nome, o televisivamente. Potete seguirli giorno per giorno qui. E’ un gran bel blog. Ne ho già parlato più e più volte, ma insomma. Un po’ di pubblicità morale in più non guasta)


(esco fuori, alla fine, e fumo una sigaretta. Restiamo quasi soli. Io lui due sigarette il suo trolley arancione e un po’ di folla sparpagliata. Complimenti, gli dico. Grazie, risponde con un sorriso che in realtà significava anche dai ragazzo non mollare dobbiamo resistere)
Me ne vado verso la fermata dell’autobus, che mi porterà alla stazione. Pensando: cacchio, Peter Gomez.
In autobus faccio ambarabaccicciccoccò virtualmente con i senatori. Conto un po’, in sospeso.
Arrivo alla stazione, e vedo il trolley arancione di Gomez con Gomez che lo guardava, con un’altra sigaretta. Salve, buonasera ancora, complimenti. Vai a casa? Io beh sì. Io vado a Roma adesso. Beh. Buon viaggio. Complimenti ancora. Sì, beh. Arrivederci. (tiro di sigaretta davanti al trolley arancione) (resistenza).
-partono poi pensieri fosforescenti di vario tipo, e nell’mp3 inizio a far rullare i Beatles e Bob Dylan, che difficilmente ne sbagliano una-
Sono a Palazzo Madama, a fare i conti e a portare avanti delle risse su cui andrebbe steso un velo pietoso, un valzer palloso e un vello peloso. Sono lì seduti. Now we use to say: la casta.
La casta, la cesta, la ciste, la costa. (DioMio della vocale)

Per ora gioco a fare l’osservatore attento, a capire, a leggere i segni. Ché la verità si mostri più chiara. Attendo ansioso la Terza Repubblica, il Concilio Vaticano III, la rivoluzione pacifica del pensiero, la resistenza del rock, la sconfitta della dance, il ritorno all’origine, la poesia pura, l'amore.

(che le cose che si mantengono in vita non sono quelle che restano immobili e perseverano nel rimanere identiche a sé stesse, ma sono quelle che hanno il coraggio di voler vivere mutando in forma e in essenza)(amen, volendo)

Questo post viene pubblicato prima delle votazioni, prime delle altre infinita chiacchiere e delle altre sconfinate voci che arrivano da tutti gli spiragli. Per ora chiudo, ché c’è troppo riscontro.
(resistenza)

-scritto veloce veloce preso da varie agitazioni-
Byebye

(penso che tornerò per aggiornamenti, commenti, e per dare un po’ di lucidità al tutto)

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ore 20.45: ecco, è caduto il governo. La maggioranza sta, avrebbe detto il vecchio Fabrizio.
(Signora Libertà e Signorina Fantasia...almeno voi?)
-ma sono talmente testardo e ho gli occhi talmente spalancati sull'orizzonte che sono sicuro di una cosa: c'è Speranza-
e ora musica, Maestro
ionontremo88 @ 19:47 | commenti (22)(popup) | commenti (22)