12/10/2009 | in : musica, resistenza, dialogie, politica ehm
Premete play. Senza pensare ai CCCP, ai CSI, alla storia dell'Italia contemporanea, alla Linea Gotica, a Giuliano Ferrara e alle lotte armate. Pensate solo alle parole e alla musica.




- certo le circostanze non sono favorevoli
- e quando mai?
- bisognerebbe … bisognerebbe niente
- bisogna quello che è. Bisogna il presente

E poi, dubbio: è reale o ironico? Clicca e poi fai sapere.
ionontremo88 @ 18:48 | commenti (4)(popup) | commenti (4)


E con la vita / avrebbe ancora giocato

Ieri sera se n'è andata Fernanda Pivano. A lei devo molto, quasi tutto di quel poco che so.
Ci ha insegnato Hemingway, Kerouac, Ginsberg, Corso, tutti i beat, Bukowski, Spoon River...
Ha raccontato generazioni che ci hanno aiutato a capire la nostra. Ha trovato i bozzoli di luce nella disperazione degli altri, ha abbracciato la speranza di chi nuotava nella tragedia, ha sognato alla sua maniera il grande sogno senza nome che sarebbe stato di tutti.

Io - quaggiù - era tanto che avrei voluto incontrarla. Portarle i suoi libri da firmare, chiederle come era Kerouac quando si svegliava da un sogno, cosa è successo nell'istante in cui Ginsberg ha iniziato a poggiare le mani sul suo Urlo, dirle che senza di lei nella mia vita ci sarebbero stati tanti verbi al condizionale in più.

Grazie per aver insegnato quel che significa ho fatto una pace separata. Per aver scritto quella prefazione ad On the road. Io, senza tutto questo, chissà.

Un abbraccio Nanda, buona strada.

Lyman King

 

Forse pensi, viandante, che il Destino

Sia un trabocchetto esterno

Che puoi schivare usando

Previdenza e saggezza.

Così puoi credere osservando la vita degli altri

Come chi, alla maniera di Dio, si piega su un formicaio

E saprebbe evitarne gli ostacoli.

Ma entra nella vita:

e vedrai che il Destino a suo tempo

ti si avvicina in forma della tua immagine allo specchio:

o mentre siedi al focolare, solo,

d’improvviso la sedia accanto a te conterrà un Ospite,

e tu conoscerai quest’ospite,

potrai leggergli il messaggio negli occhi

 

da L'Antologia di Spoon River, traduz. di Fernanda Pivano


ionontremo88 @ 10:58 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
Che accade fratelli? E' forse perduta la vostra speranza? E' finito il glorioso fermento che alimentò questa rete? E' così lontano il tempo in cui pareva che i blogger avrebbero cambiato la storia? Quando internet era in subbuglio, prima che noi tutti cadessimo a colpi di machete sotto i tag di facebook?

Ma non disperate, la resistenza è in atto...

Rientro con una sorprendente novità: a settembre uscirà il mio romanzo, pubblicato da intermezzi editore!
Si potrebbe chiamare  "Io volevo Ringo Starr", anche se dei consulenti, in barba alla crisi, sono stati ingaggiati per studiare quale titolo sia migliore per agguantare la fetta di mercato più ampia.
Come sempre si parlerà di noialtri ggiovani, di rock e di filosofie buttate lì a casaccio...
Ma non siate smaniosi, arriverò entro breve con altre informazioni, news, spiegazioni, dettagli.

Vi saluto rapido, e vi congedo con un vecchio brano, che chissà quanto tempo fa avevo già riportato. E' del buon Bukowski, ed è una cosa che in antichità mi diede forza. Rileggerlo ora mi fa sorridere. Spero dia grinta anche a voi. Ce n'è un sacco bisogno...

Scrivo ancora. Nei primi quattro mesi di quest'anno ho scritto 250 poesie. Sento ancora la follia scorrermi dentro, ma ancora non ho scritto le parole che avrei voluto, la tigre mi è rimasta sulla schiena. Morirò con addosso quella figlia di puttana, ma almeno le ho dato battaglia. E se fra voi c'è qualcuno che si sente abbastanza matto da voler diventare scrittore, gli consiglio và avanti, sputa in un occhio al sole, schiaccia quei tasti, è la miglior pazzia che possa esserci, i secoli chiedono aiuto, la specie aspira spasmodicamente alla luce e all'azzardo e alle risate. Regalateglieli. Ci sono abbastanza parole per noi tutti.

Daniele.
ionontremo88 @ 10:44 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
La vita va avanti, e noi con lei, eccetera.
Dopo la piccola avventura su www.setteperuno.it insieme a Libero ed i Segnali di Fumo (nel post sotto ci son tutti i link), posto qua un racconto.
Parla di amore. Ed è un racconto che parrebbe marcio, ma in realtà direi molto più veritiero di quelli che rimano con cuore e sole.Ginevra



Vi saluto rapido, con poche parole. Ci si sente al ritorno.
Byebye
ionontremo88 @ 00:10 | commenti (3)(popup) | commenti (3)

Crogiolandosi nella più devastante (arrendetivi subito, mi sa che ho voglia di usarla spesso, questa parola) stasi, il buon Gabrio Tinti fumava immobile sigarette morbide e sputava in aria formelle di fumo, e se non ci piace considerare l’eventualità che si stesse ammazzando i polmoni, vogliate almeno passare per buona la prospettiva che vedeva, come ammazzato, almeno il suo tempo. Devastante pure era la situazione sopra la sua testa: il piombo pareva nebulizzato e spalmato nel cielo, e miriadi di entità chimiche dai nomi impronunciabili gridavano battaglia contro Gabrio Tinti e il creato in genere. Il creato che, puntualmente, sfilava felice e sguazzava nella propria precaria condizione.

L’Università era occupata, il liceo della cara Carla Puri, amata fanciulla, era occupato, e il cesso che Gabrio durante quella manifestazione studentesca, per le vie del centro, aveva bramato, pure era occupato. La mente, ovviamente, si srotolava per slogan: certi ministri, pensava quel Gabrio Tinti, sembrano fatti apposta per essere odiati.

Si alternavano sensazioni di entusiasmo e depressione, la consapevolezza di esser liberi, partecipi e impotenti.

E non era male fare certe riflessioni articolate, lì, sullo scalino, ad aspettare che l’amata arrivasse a manifestare e che il cesso si liberasse. Vedeva scorrere una buona massa di giovani di ogni età, non più con i soliti miti sempiterni sulle labbra e decorati con colori sgargianti.

Era d’accordo con la protesta, ed ovviamente contrario alle proposte governative che guarda-un-po’ avevano come obiettivo ultimo quello di risparmiare soldi e cercare di tappare i buchi che in maniera opinabile e devastante erano stati creati. E col Tinti, mi raccomando, tagliate quello che volete, ma non la cultura. Che poi non importa se lui non la usava, ma sarebbe stata una sensazione tremenda vedere che in quel paese veniva abbattuta l’unica cosa che lo rendeva un po’ fiero di esserne cittadino. E ora permettetegli, al buon Gabrio Tinti, una serie rabbiosa di superficiali considerazione esposta in maniera sconnessa e del tutto simile alla forma e ai metodi del flusso colorato di studenti:

non si può andare ad assemblee “per formulare idee e nuove forme di protesta” e uscire fuori dopo aver avuto la brillante idea di stampare alcuni volantini colorati, non si può occupare una scuola perché ne hanno occupata già un’altra. Se si occupa una scuola, poi, occupiamola a modo. E poi: le occupazioni delle fabbriche sono partite ad inizio secolo, il sessantotto è finito da quaranta anni e l’occupazione è sempre uguale. Raramente è servita sul serio: nel frattempo sono cambiate tante cose, siamo passati dalla monarchia alla dittatura fino alla democrazia e alla attuale democratura: forse è qui che si potrebbe cambiare. Non chiedetegli come, a Gabrio Tinti, che sta aspettando, genericamente, su uno scalino. E comunque Gabrio Tinti ci teneva a far sapere in giro che la crisi economica era mondiale perché il mondo era abbastanza globalizzato: ma in realtà è una crisi economica occidentale, ché in realtà, in Africa, la crisi era arrivata da un pezzo. Questa crisi forse ci renderà migliori. A patto che non ne usciamo. E se si è in grado di organizzare in mezz’ora un summit per stabilire l’utilizzo di 1300 miliardi di euro per salvare i fulcri dell’economia, mi domando perché quei 1300 miliardi non erano stati usati di già prima, almeno un po’, divisi tra i meritevoli di felicità.

E la follia suprema, visto che siamo immersi nel qualunquismo e nei ragionamenti per difetto, era la figura di merda internazionale del belpaese che diceva no al piano antinquinamento, caso praticamente unico assieme alla Polonia: perché è chiaro, rovinerebbe la crescita economica e l’industria. Perché è chiaro, meglio che il mondo scoppi abitato da ricchi, piuttosto che sopravviva sano con noi un po’ più sobri.

Poi dopo l’ultima sigaretta, con il corteo che già sfilava via, il bagno si era liberato: Gabrio entrò nel bar e notò che la tv sintonizzata su quello che era il quarto canale, raccontava di “violente proteste di studenti in tutta la penisola, scontri con la polizia a Milano”. Gabrio si affacciò fuori per indagare la realtà: studenti medi col sorriso sulle labbra si abborracciavano per sentirsi vivi: in maniera ingenua, ma innocente. Per una volta, forse, con la politica morta secca c’entrano poco, per una volta sembravano uniti per un bene comune. Ma se questo è quello che volete raccontare fate pure. Non fate che giustificare lo sdegno di chi voleva sperare. Non migliorate la situazione. Vi troverete, un giorno, con una generazione in più di incazzati cronici. Gabrio se ne uscì dal bar senza usare il bagno, ché non se la sentiva di lasciare un pezzo organico di sé in un locale acceso su Rete4. Eccolo di nuovo dentro, lo spirito della protesta.

Passò la porta, pronto a devastarsi ulteriormente i polmoni e ad accompagnare l’attesa di eroici superficiali pensieri, vide arrivare radiosa Carla Puri, con una maglietta celeste che ti faceva vedere di che colore avrebbe dovuto, a cose normali, essere il cielo.

 

(Se non scrivi più, quando scrivi, devi recuperare tempo: e quello che si perde, in genere è la sostanza. Sembra però che sia il mio dovere, la superficialità)

Byebye

P.S. Ho aggiunto un commento "serio" al post, per specificare certe posizioni.

ionontremo88 @ 23:48 | commenti (10)(popup) | commenti (10)

E no che non era finito il tempo in cui vagavi per piazze e assemblee cercando di pacificare le tue ansie studentesche e politiche, convinto che il futuro di tutto dipendesse da te, traendo forza e coraggio e serenità dal tuo impegno e trovandoti però rassegnato e arreso di fronte ai tuoi limiti di tempo voglia testa e dai limiti della tua generazione!

Ma non son bravo io a fare spiegazioni o ad arringare folle. Come diceva Mosè, che era balbuziente e provò a dire a Dio che lui, proprio, non se la sentiva. Però, tutto sommato, era comunque Mosè. E guidò una notevole rivolta contro il faraone e liberò il popolo a prescindere dalla balbuzie.

(perché mi lancerò sempre in questi paragoni idioti)

A volte ci ho provato. Adesso basta. Mi vengono in mente proposte abbastanza stupide ultimamente, come andare a fare le manifestazioni con il grembiulino. Proposte per ridere. Quindi, diciamo, informo e basta.

L’UNIVERSITA’ PUBBLICA STA MORENDO

C’è, a questo link, più o meno tutto quello che c’è da sapere. Ora dovrei dire: vi prego leggete, è importante. Dire così non ha mai funzionato. Non obbligo nessuno.

(la verità vi farà liberi)

 

Oh! Inevitabile fine di un blogger! Che non trova tempo tra il dovere e altri piaceri di trovare le giuste parole da riversare nella rete!

La rete, fortunatamente, produce sempre un senso di abbondanza, mai di mancanza.

Così abbandono per un po’ le mie solite e fottute pretese di esclusività, mi rassegno, e sballo tutto, ritmi, tempi, temi: tutto quello che era necessario per tenere aggiornato uno spazio con i suoi lettori, in cui si pensava e rideva e anche altre cose così.

Non vuol dire che muoio, per carità. Però rassegno le dimissioni da blogger a tempo pieno. A dire il vero è diverso tempo che le dovevo dare. Se non interagisco troppo con voialtri splinderiani e bloggers generici, è perché non ci sono, e quando ci sono (peculiarità di certe gioventù) ho da scrivere e fare blabla per conto mio, e non ho così tanto tempo di affacciarmi sulle finestre delle opinioni altrui. Che Internet, in fondo, sarebbe tanto bello. Sarebbe lo strumento di comunicazione e veicolazione di messaggi migliore in circolazione. E lo è ancora, di fatto. Però boh, non so perché sono peggiorato così tanto. Ok, via. Mi impegnerò.

 

Oggi comunque è risaltato fuori con un paio di compari una storia sulla poeticità urbana, sul mischiare temi aulici a parole metropolitane. Eccone un paio:

 

-         in paradiso c’è la ZTL

-         mi hai rigato la felicità

 

Non faccio la parafrasi, mi sembrano chiare. È così, anche, che si resta vivi. E’ una testimonianza di resistenza spensierata.

Rileggo la seconda volta l’articolone di Bauman su Repubblica, che mi è piaciuto. Poi scrivo il racconto del secolo, e poi, tranquilli, vi faccio sapere.

 

Byebye

ionontremo88 @ 15:48 | commenti (8)(popup) | commenti (8)

(Arrivo allora al parco dove la rugiada acida ha bagnato tutte le panchine verdi da poco riverniciate, come a nuova vita riportate dopo le incrinature nello smalto per il sole d’agosto.

Apro il giornale, e mi siedo su una delle tante panchine vuote. Mi sento bene e quasi vivo, in un gesto così semplice e d’altri tempi.

Un vecchieto mi nota, e sbattendosene delle panchine libere, si siede accanto a me.)

 

“beato te che sei giovane”

“ ‘giorno”

“ciao giovanotto”

“sì.”

“beato te che sei giovane”

“beh, sì. Ma anche lei, boh, mica sta così male. Voglio dire, mica è così vecchio. È in forma”

“IO???”

“sì”

“oh figliolo, io son del ’26. C’ho ottantadue anni”

“li porta bene”

“beato te che non hai fatto la guerra”

“sì”

“s’era io e il Parri, sai, Guido, quello che prima c’aveva la macelleria, e s’era in fanteria prima, e poi, dopo, s’era con la brigata, e il Parri ne prese anche due, alla testa, dei tedeschi, io invece lo vedi che braccio c’ho, mica sparavo, che m’ero ferito, sicchè facevo la vedetta, c’era un freddo sempre, io, beato te, non c’era mica il riscaldamento eh, però alla fine si vinse la guerra, anche se la mia amorosa se l’era portata via un caporale, quel bastardo”

“mi dispiace”

“eh, ma te che ne sai di queste cose”

“ho studiato”

“ma non c’era mica scritto del Parri sul libro”

“no, mi sa di no”

“vedi, tutti uguali sono”

“boh, forse ho letto male, magari diceva qualcosina…”

“tutti uguali. Sempre agli eserciti e mai a Guido Parri, sempre alle banche e mai a me che fo la fila alla posta, sempre alla politica e mai a me che c’avevo la tessera del PSI e ora non c’è nemmeno più il PSI”

“mi dispiace”

"e l'ho sempre detto io, anche col Parri, si diceva sempre, né dei Russi né degli Americani ci si deve fidare, ché anche gli Americani non sono come te lo dicono alla televisione, io uno l'ho conosciuto e non faceva che bere, mica son come te li raccontano, sempre felici, io l'ho visto uno. E però io m'era preso il dubbio, a me, che Craxi faceva gli affari, l'avevo capito, e avevo smesso anche di dargli il voto, infatti"

"aveva visto bene, in effetti"

“ma io mi domando, giovanotto, ma se si muore, gliene frega nulla a nessuno?”

“penso di sì”

“a chi?”

“almeno ai nostri cari”

“tutti morti, a parte quel bucorotto del mio cognato, speriamo schianti”

“già”

“non gliene frega nulla a nessuno”

“…”

“e mai uno che scriva sui libri di noialtri che si faceva la guerra”

 

(tira un po’ di vento, e il giornale che non sto leggendo si scompagina. Il vecchietto si alza, con calma e scricchiolii)

 

“io vo a casa, che se non mangio presto non digerisco, e c’ho da pigliare la pasticca, per la circolazione sai, e poi oggi alle tre c’ho le analisi, per la pressione, e da passare in farmacia, a prendere quelle per il cuore”

“beh. Buona giornata”

“certo eh.”

“sì”

“alla fine dei giochi, nonostante tutto, guarda cosa non si fa per non schiantare”

 

(Ride e scatarra, si gira, e scrive la storia, sua e del Parri, sull’ennesima panchina del parco, un’altra ricetta del dottore, il solito volto di farmacista e ancora un ‘fanculo all’autunno, che fa entrare l’umido nelle ossa, speriamo arrivi un’altra primavera, l’ottantatreesima)

ionontremo88 @ 12:05 | commenti (10)(popup) | commenti (10)

Perché ti avevano raccontato che per fare la rivoluzione serviva coscienza, la dovevi preparare insieme a tutti gli altri. Invece la storia e la prassi ti hanno dimostrato che parte dai pochi estendendosi, per difetto di contenuti, alla massa. Ta-tà, parte l’entusiasmo, il coinvolgimento, l’esplosione. Siamo tutti lì, lottiamo una mezz’ora, nelle barricate, convinti di cambiare il mondo, e poi puff. Finita. Eri partito con le buone intenzioni, la voglia di giustizia e cambiamento. Ma non avevi preparato il terreno per la semina, e ora il raccolto è morto, la terra sciupata. Restano i rimasugli delle tue eroiche gesta: un’altra massa di diversamente infelici e la sensazione che l’entusiasmo fosse troppo immaturo, e che a monte della tua azione, più che delle motivazioni, stesse la voglia di muoversi, in qualsiasi modo, ma la voglia di muoversi.

 

(E così l’innamoramento: non te lo scegli. Ti prende e ti mette in campo, e vibri e ti agiti come un ossesso davanti alle barriere di sicurezza. Ti controlli male. Ti presenti, ti racconti. Dici minchiate, ridi e fai ridere. Sei lì e stai bene bene, o male male, a seconda della rabbia dei celerini col manganello. Però hai gli occhi tappati, senti che il cuore pompa a mille, e ogni momento ha un valore immenso. Ogni momento, non ogni istante: il momento è l’ora, l’istante è compenetrazione subitanea dell’attimo con l’eterno. Te all’eterno, da innamorato, mica ci pensi: ti senti immortale, ma la realtà è che la fiammata non sopravviverà troppo. Ti ritroverai poi alla fine della rivoluzione a fare il tuo bilancio: abbiamo vinto, abbiamo perso. C’erano veramente i presupposti per amare, non c’era un cazzo: solo la voglia di muoversi, in qualsiasi modo, la voglia di smuoversi.)

 

La resistenza ti chiede di fare un sacrificio: quello del tempo. Grosso simpatico vizio umano, la fretta. Cerchiamo sempre di fare quello che c’è da fare in meno tempo di quello richiesto dalla natura delle cose. Spesso ci ritroviamo ad aspettare il futuro con il presente dimenticato. Non costruiamo niente, aspettiamo che ci portino il prefabbricato.

La resistenza invece ti prende per mano e ti cazzotta ben bene, ti fa provare la vita rugosa, quella con la pellaccia, quella che non ti fa brillare gli occhi in ogni istante. Ma che quando te li fa brillare, quando ti concede l’estasi, vale il doppio. Perché è tutto guadagnato, non piovuto dal cielo. Nella resistenza sai che puoi agire di cuore e che la testa però ti aiuterà. Anche a noi fottuti irrazionalisti. Perché ogni gesto lo potrai motivare, e di ogni lacrima e di ogni sorriso vedrai la tua traccia nel tempo. E alla fine, della tua ragione, della tua verità, ne farai liberazione.

 

(Quindi l’amore: sei uscito dall’entusiasmo della rivoluzione dell’innamoramento e ti sei reso conto, che a volte, se si è rapiti, si adorano anche i sassi. Mica scegli. Va da sé. Però questa volta sei uscito dall’innamoramento che ancora respiravi, e piano piano ti rendevi conto che qualcosa c’era. Oltre alla voglia di agitarsi c’era pure la voglia di camminare. E con calma lo ri-afferri, il concetto di istante: attimo, e insieme, eterno. E ci speri da morire, che le resistenza duri per sempre, fino a qualche splendida libertà. Te ne freghi del quando, degli ostacoli e delle mazzate. O meglio, pensi anche alle mazzate, ma sai che la vita nessuno te l’aveva fatta in discesa: ché quando hai assaggiato la felicità guadagnata non te la scordi più, mentre quella casuale, beh.  Quella spesso te la dimentichi, o ne rievochi solo i contorni. Convertire l’entusiasmo in coraggio, senza perdere la voglia di sapere, all’occorrenza, esplodere. Non ragioni più per massime e slogan. Ad ognuno il suo alfabeto. Ma vuoi mettere, ognuno con una vita a prescindere dalla trincea, e con la consapevolezza che la lotta non dura cinque minuti, che storie ci saranno da scrivere.)

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(anche stavolta è rimasto tutto un po' abbozzato, perché a dire le cose a tutto tondo la sostanza si perde nei dettagli)

e vedi un po', uno odia Francesco Alberoni e poi.

già penso al prossimo post per contraddirmi, per studiare rivoluzioni e insurrezioni rock. Ti dicevo.


ionontremo88 @ 11:08 | commenti (9)(popup) | commenti (9)